
Il riso costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’alimentazione egiziana, ma diviene per noi occasione di analisi e considerazioni.
Se infatti viene positivamente valutato per il suo radicamento nella tradizione alimentare ed agricola; per la capacità di contrastare lo sviluppo delle erbe infestanti e per la sua forte capacità di resistenza alla salinizzazione dell’acqua irrigua, dall’altra è una delle colture che richiede il maggior apporto idrico. Gli orientamenti alla salvaguardia del patrimonio acquifero lo scorso anno aveva portato l’autorità locale a vietarne la coltivazione incentivando la piantumazione di altre colture dalle necessità più parche. Tale decisione aveva però causato una sollevazione da parte degli agricoltori locali che si sentivano defraudati di una pare di se stessi tanto che il nuovo Governatore, di recente insediamento, tra i primi suoi provvedimenti ha inserito la cancellazione di tale divieto. Ecco quindi che al nostro arrivo abbiamo potuto assistere al taglio di questa coltura estiva che ora lascerà il posto ai cereali invernali.
Le nostre analisi vertono quindi sulla globalità del problema idrico partendo proprio da questo esempio di forte contrasto tra volontà partecipata della popolazione ed interesse globale di mirare alla sostenibilità del territorio e quindi del patrimonio idrico.
Già il comprendere chenon possono esistere risposte univoche è un primo passo verso una cooperazione consapevole.