Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Bassano del Grappa, 24 Dicembre 2006
Il tanto severo quanto opportuno monito espresso da Ariel ed apparso tra i commenti al mio blog, rimasto inoperoso e per di più incompleto, mi spinge ad abbandonare tutti gli altri impegni pre natalizi per rispettare ed onorare quanti mi hanno seguito con tanta pazienza ed in qualche modo vorrei chiedere venia a tutti, ma anche ringraziare per i simpatici incontri virtuali che qui si sono intrecciati. Per far ciò metto in rete una serie di cinque slides che spero possano fungere da saluto per questo anno che se ne diparte e da buon auspicio per quello entrante.

I Slide
Immergersi nei settecento chilometri che separano l’oasi dal Cairo, ha significato percepire con immediatezza e senza intermediazioni l’assoluta precarietà di quella linea che divide vita e morte, ma il corso è stato così intenso da assorbire con totalità tutte le nostre attenzioni immedesimandoci nella simulazione di un progetto da comprendere, analizzare e possibilmente arricchire con ipotesi e proiezioni future.
Credo sia opportuno riassumere i contenuti di questa esperienza e a tal fine riprendo il chiaro articolo della Dott.ssa Sara Bin, pubblicato sulla Rivista di Geografia n. 06, 2006
“From agricultural development to territorial development: lessons from the New Valley (Egypt)” è stato il tema del seminario residenziale del Corso di Laurea in Cooperazione allo Sviluppo dell’Ateneo padovano svoltosi dal 4 al 14 novembre nell’oasi di Dakhla (Governatorato della Nuova Valle), situata in una depressione del deserto occidentale egiziano.
L’esperienza annuale, iniziata nel 2004, è oggi alla sua terza edizione, supportata finanziariamente dal Fondo Sociale Europeo e dalla Facoltà di Scienze della Formazione, scientificamente da Pierpaolo Faggi, Presidente del Corso di Laurea, e metodologicamente dai tutor, Margherita Cestaro ed Edgar Serrano. Una trentina di studenti ha partecipato a lavori di gruppo (“gruppi madre” e “gruppi esperti” condotti con la tecnica del Jigsaw), indagini di terreno, lezioni frontali e simulazioni in una logica di cooperative learning, con l’obiettivo di identificare attori, strategie, risorse e reti che stanno oggi guidando il processo di sviluppo regionale della Nuova Valle e familiarizzare con l’ascolto e l’analisi del territorio.
Un’equipe del Dipartimento di Geografia “G. Morandini”, Pierpaolo Faggi, Graziano Rotondi e Sara Bin insieme ad Edgar Serrano, ha accompagnato la spedizione di “futuri cooperanti” alla scoperta del processo di territorializzazione delle oasi del deserto occidentale il cui risultato osservabile, è la nascita di un clone del Nilo, di una “nuova valle” servita dalle acque fossili dell’immenso acquifero nubiano. Avviata durante il periodo nasseriano (1959) e proseguita con la politica della “porta aperta” di Sadat (1970-1981), la conquista di questo territorio attraverso la realizzazione di un progetto di sviluppo agricolo che favorisse il decongestionamento del delta e della “vecchia valle”, presenta oggi, durante l’era Mubarak (dal 1981), elementi interessanti per uno studio multi e transcalare delle politiche statali di sviluppo, focalizzate per il futuro sul faraonico progetto Toshka che aspira a portare l’acqua del Nilo dal lago Nasser alle oasi del deserto occidentale.
L’osservazione delle interazioni uomo-ambiente, delle pratiche agricole tradizionali e dei nuovi sistemi di agricoltura irrigata, il confronto con le esperienze dei tecnici esperti in agricoltura ed irrigazione, il tentativo di ascolto degli attori locali, delle loro tensioni ed inquietudini, l’incontro con altri settori di sviluppo come il turismo, i trasporti, l’imprenditoria privata, il commercio e l’artigianato, hanno contribuito ad incrementare le conoscenze del territorio utili ad ipotizzare scenari futuri per la Nuova Valle. Il seminario residenziale ha rappresentato, quindi, un’occasione per fare esperienza di come il territorio e i saperi territoriali siano una costruzione in continua evoluzione e la pratica del lavoro di terreno ne è stata il banco di prova. Il percorso intrapreso dagli studenti è stato un confronto continuo tra ingenuità ed entusiasmo, incertezze e conquiste cognitive in cui la geografia si conferma come forma conoscitiva pertinente per leggere, analizzare ed interpretare la complessità dei sistemi territoriali e delle loro progettualità.
Sara Bin
Padova, Dipartimento di Geografia “G. Morandini” dell’Università;
Sezione Veneto

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