Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Kabul, 26 Ottobre 2003

Le strade di Kabul sono orribilmente devastate, rumorose, caotiche, irrimediabilmente affollate. In molti tratti l’asfalto termina improvvisamente per lasciare il posto a polverose vie che sicuramente il prossimo inverno si trasformeranno in viscide fanghiglie. Una miriade di taxi gialli vaga ininterrottamente strombazzando spesso senza nessun costrutto, quasi a volersi udire. La patente è un documento sconosciuto per cui le regole che contano non sono quelle internazionali, ma un’interpretazione locale basata su pochi ma semplici dogmi: 1) Il più forte ha sempre ragione (nell’ordine: mezzi con armati, camion, autobus, jepponi, auto, moto, carri a trazione animale poi quelli a trazione umana, biciclette, pedoni); 2) ogni vuoto và riempito sia esso a destra, a sinistra, diritto o di traverso, sulla propria od altrui corsia. Inevitabilmente ciò che ne consegue è un continuo crearsi di ingorghi in una città che sino ad una decina di anni fa contava qualche centinaio di migliaia di abitanti ed ora supera i due milioni stimati (stimati in quanto le Nazioni Unite stanno tentando un censimento in tutto il Paese, ma incontrano grandi difficoltà poiché un capofamiglia non si farebbe mai intervistare da una donna e a nessun intervistatore maschio sarebbe concesso neppure di vedere le donne della casa). Alle stesse regole sottostanno anche i militari/poliziotti che tentano di regolare il traffico, se sono equipaggiati con kalasnikov ottengono buoni risultati, se sono disarmati terrificanti ingorghi si creano sommergendo anche la loro impotenza acclamata da una moltitudine di clacson che all’unisono strombazzano forse a richiamare l’intervento di qualche misteriosa divinità che mai comunque concede i propri favori.
In considerazione dei disastrosi incidenti che si verificavano l’autorità cittadina ha deciso di costellare tutte le strade con numerosi dossi artificiali (un’alta striscia di asfalto posta di traverso) che è assolutamente impossibile ignorare perché se superati a velocità sostenuta ne consegue la sicura rottura di ammortizzatori e semiassi e il probabile danneggiamento di denti e capocce sbatacchiate nell’abitacolo.
Il forzato rallentamento dei veicoli viene ora sfruttato da quanti chiedono la carità ed i percorsi stradali si sono così trasformati in veri e propri gironi infernali con sosta ai capitelli di un calvario inenarrabile. Moncherini di mani ormai remote pressano i finestrini ad esigere carità, chi ha avuto entrambe le gambe straziate dalle mine si trascina su piani di legno sorretti da quattro cuscinetti a sfera che permettono il loro deambulare, chi ha avuto la “fortuna” di aver perso una sola gamba, appoggiandosi alle stampelle, tiene ben sollevato l’indumento in modo che il moncone sia assolutamente inevitabile a chi passa. La quantità di vittime di mine è devastante ed il sapere che tanta sofferenza ha contribuito ad aumentare il nostro Prodotto Interno Lordo (molte mine sono di fabbricazione italiana) fa aumentare la mia impotente rabbia.
La nostra auto si muove a singhiozzo tra un dosso e l’altro e chi improvvisamente riesce a scalfire la mia assuefazione (animale terribile quest’uomo che a tutto si abitua) è un ragazzo bellissimo con occhi e capelli neri come lucida pece. Anche lui è sorretto da due stampelle, ma il suo portamento è alto e fiero e non accenna neppure a chiedere la carità. Semplicemente sta lì, vicino al suo dosso a guardarmi dritto negli occhi mentre passo lentamente con la sua accusa senza alibi. Veste un candido vestito con un elegante giubbino adorno di ricami, i larghi pantaloni bianchi sono ben stirati. Un soffio di vento giunge improvviso ed uno dei gambali si solleva come una bandiera vuota che implora la sua resa e che si incolla nel mio stomaco ad immaginare il dolore straziante e la negazione di una vita che tanto aveva promesso.

2 Commenti a “Sulle strade di Kabul”

  1. Piergiorgio e famiglia scrive:

    In questi giorni di natale con i ragazzi e mia molgie abbiamo ripreso a rileggere il tuo blog e con sorpresa lo abbiamo trovato aggiornato è sopratutto lunghissimo. Tutta la nostra famiglia ti augura buone festività e ogni tanto curioseremo sul tuo blog anche . Sempre particolari sono le tue foto, mia moglie mi suggerisce di aggiungere che sono suggestive sopratutto quelle con le persone . Piergiorgio e famiglia

  2. manuela scrive:

    Amici per le feste mi hanno detto del tuo blog e ho deciso di stamparmi alcune tue foto (chiaramente su carta da fotografia), sono bellissime e i racconti sorprendenti. Buon anno manuela

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