
Bassano del Grappa, 24 Dicembre 2006
II Slide
La vetrina del Cairo giunge a conclusione del quesito che avevo lanciato all’inizio del viaggio in Egitto e che qui riporto (vedi blog del 02/11/06) ….ma la mia è anche una partenza familiare che questa foto scattata al Cairo il 30 Dicembre 1950 ricorda tra fumi quasi di narghile…Cosa ci fa questo reperto nei cassetti di casa nostra? Il retro della foto riporta con elegante calligrafia -Direzione e Personale del Banco Italo Egiziano - 30 Dicembre 1950 e stampigliato lo studio fotografico autore dello scatto GARO PHOTOGRAPHE - 40 Rue Kasr El Nil - Tel. 47240 Le Caire. Riuscirò a rintracciare questo esile e sbiadito filo di ricordi?
Una volta tornato al Cairo approfitto infatti dell’ottima conoscenza della lingua italiana della guida che ci ha accompagnati a visitare la zona archeologica alla periferia della città, per cercare con lui l’indirizzo del fotografo riportato sulla foto. La via è adiacente a dove è situato il nostro albergo e nonostante i numeri civici non siano riportati sui frontoni delle case, non ci è difficile giungere a destinazione, ma qui troviamo solamente negozi di vestiti. Sono due venditori ambulanti che ci illustrano come il fotografo Garo si sia trasferito solamente sei mesi or sono vendendo il locale ad una catena di abbigliamento. E’ così che non riesco a riannodare quel filo interrotto con la famiglia di mia moglie di cui è venuto il momento di raccontare la storia. Nei primi anni del ‘900 il nonno di mia moglie (il secondo seduto a sinistra) si sposta dalla Russia Bianca dove la sua famiglia risiede al Cairo e qui incontra la nonna di nazionalità egiziana ma con 50% di sangue inglese che evidentemente sposa. Dal matrimonio nasce la madre di mia moglie che sempre al Cairo incontra e sposa il padre di mia moglie, italiano ammalato del mal d’Africa, e da qui si trasferiranno in vari paesi del nord Africa (da non dimenticare i tentativi colonialisti italiani di quel periodo) sino a stabilizzarsi in Sudan a seguito della Compagnia petrolifera Agip. E’ quindi a Khartoum che nasce mia moglie ma solamente dopo tre anni – nel 1963 - un violento colpo di stato impone a tutti gli stranieri una immediata quanto drammatica espulsione. Neppure il tempo di raccogliere i propri indumenti e tutta la famiglia (circa una trentina di persone tra figli, zii, nonni e nipoti) si trova imbarcata sul primo aereo che dopo uno scalo a Roma li trasferisce a Venezia dove vengono accolti dalla nonna materna, vicentina da più generazioni, che accoglie tutti e garantisce una prima sussistenza che permetterà a ciascun nucleo di scegliere il proprio destino. Alcuni infatti si stabiliranno nel vicentino ma altri preferiranno tentare diversa fortuna in Australia piuttosto che in Olanda o in Belgio…. A volte chiedo a mia moglie quale sia l’origine che più sente propria (Russia Bianca – Egitto – Inghilterra - Sudan – Italia) e la lettura del saggio – L’Identità - di Amin Maalouf (lo stesso che ha scritto Samarcanda già qui citato in occasione della visita alla valle degli assassini in Iran) mi ha aperto spiragli che spero possano interessare anche chi mi legge e a cui offro questo passo
…Mi capita di fare talvolta quello che definirei “il mio esame d’identità”, come altri fanno il loro esame di coscienza. Dato che il mio scopo – come si sarà capito – non è quello di ritrovare in me stesso una qualsiasi appartenenza “essenziale” in cui potermi riconoscere, adotto l’atteggiamento opposto: scavo nella mia memoria per ritrovare il maggior numero di elementi della mia identità, li raccolgo, li allineo, non ne rinnego alcuno. Vengo da una famiglia originaria del sud arabico, stabilitasi sulla montagna libanese da secoli, e che si è sparsa in seguito, con migrazioni successive, in diversi angoli della terra, dall’Egitto al Brasile, e da Cuba all’Australia. Essa va orgogliosa di essere sempre stata al tempo stesso araba e cristiana, probabilmente dal II o dal III secolo d.C., cioè assai prima dell’affermarsi dell’Islam e addirittura prima che l’Occidente si convertisse al cristianesimo.
Il fatto di essere cristiano e di avere per lingua madre l’arabo, che è la lingua sacra dell’Islam, costituisce uno dei paradossi fondamentali che hanno forgiato la mia identità … (omissis) il fatto di essere insieme arabo e cristiano è una situazione assai specifica, molto minoritaria, non sempre facile da accettare, che segna profondamente e durevolmente la persona… (omissis) considerando separatamente questi due elementi della mia identità, mi sento vicino, sia per la lingua sia per la religione, a una buona metà dell’umanità; seguendo questi due stessi criteri simultaneamente, mi ritrovo messo a confronto con la mia specificità. (tratto da – L’identità – Amin Maalouf – Ed. Bompiani).