
L’antica moschea vuota di gente dopo la preghiera ma colma di suggestioni…

L’antica moschea vuota di gente dopo la preghiera ma colma di suggestioni…

Oggi abbiamo visitato una cooperativa che confeziona datteri. Decisamente buoni!! Ce ne sarebbero 300 tonellate da smaltire in quanto quest’anno il Ramadan, periodo di massimo consumo di datteri in tutto il mondo islamico, e’ giunto prima del periodo di raccolta e quindi ora dovremo fermarci per incrementare il consumo.
Molte studentesse integrano il loro reddito con l’impiego stagionale nel centro di confezional\mento dove tutto il lavoro e’ svolto manualmente

L’Oasi di Dakhla è costituita da più villaggi e noi risiediamo nel semplice ma piacevole Hotel Negoon situato a Mout, nuovo insediamento che in qualche decennio si è densamente popolato grazie alle nuove terre rese coltivabili dall’escavazione da parte di Enti Governativi di nuovi pozzi profondi dai 600 ai 1.300 mt. Al mattino ci rechiamo a visitare un bacino idrico che raccoglie le acque salinizzate provenienti dal sistema di drenaggio e quindi ci trasferiamo per una breve visita al ex capoluogo El Qasr, splendido agglomerato di antiche costruzioni in mattone crudo. Qui si evidenzia l’esodo che ha portato al pressoché completo abbandono di questo prezioso dedalo di viuzze ombreggiate e disordinate quasi a formare un piccolo labirinto in cui perdersi tra travi di palma, antichi frantoi in legno e pietra, due piccoli mausolei ed una moschea dal minareto infarcito di pali sporgenti. La giornata trascorre intensa tra rapidi spostamenti e serrati gruppi di studio sottesi ad analizzare la polarizzazione tra i due estremi poli: Mout, la nuova speranza dal geometrico sviluppo e El Qasr, l’antica vestigia le cui spalle sono ancora battute dal sabbioso vento del deserto.

Non vi è incertezza tra il regno della vita ed il regno della morte, pochi metri di dislivello e la leggera cresta diviene il confine tra l’area vegetata ed il deserto, tra il verde ed il giallo, tra il caos ed il nulla. Percorriamo la camionabile interna che evita la popolosa e fertile sponda del Nilo per la desolata ma scorrevole piana desertica che orientata a sud ci porta prima ad Assiut dove svolta con decisione ad ovest per affacciarsi sulla scarpata della New Valley.
I due pulmini si fermano sul ciglio che dai suoi 320 metri domina questo susseguirsi di depressioni originate dalle diverse pressioni tettoniche. L’occhio non può che spaziare sulle sottostanti dune sabbiose e spuntoni di arenarie. Paesaggio affascinante e selvaggiamente bello, ma la mia anima contadina quasi si traumatizza e si contorce in una sorta di orrore già assetata di acqua e di verde.
Credo sia rimasta in me una specie di cicatrice subita in aride estati quando camminavo seguendo file di esauste coltivazioni e la terra mostrava crepe e spaccature imploranti piogge che mai arrivavano.
Probabilmente è questa dimensione quella più vicina a quegli egiziani che nel 1958 iniziarono a scavare pozzi profondi per andare a captare i bacini sotterranei di acque preistoriche perforando l’arenaria Nubiana e raggiungendo così quelle piogge cadute nell’era Eocene circa 20.000 anni or sono per irrigare la Nuova Valle in alternativa alla storica Valle del Nilo in cui la pressione demografica si faceva ormai insostenibile.

Il viaggio in Egitto e’ iniziato sotto i migliori auspici. Al Cairo solo poche ore per verificare che la via riportata sulla vecchia foto ancora esiste ed anche se non riedco a trovare il fotografo mi riprometto di intensificare le mie ricerche al ritorno dal deserto.
Sta iniziando lo stage universitario ed i primi approcci sono stucchevoli, ci si ferma alle piramidi non per contemplarle in quanto tali, ma perche’ si e’ al limite di quello che era l’inizio del deserto, la terra si Set (dio dei morti) che si contrappone ad Osiris Dio delle terre nere fertili e quindi del regno dei vivi. Questo e’ l’inizio del nostro percorso tra deserto ed oasi, lotta dell’uomo sulla natura, ma anche studio degli effetti collaterali. Al momento l’immagine del tramonto che ci ha colti con un cielo annuvolato e quindi ancor piu’ frastagliato prima di una notte pallidamente illuminata da una luna piena che lotta per comparire.