Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Il tour prosegue e nel pomeriggio giungiamo in questa (aihmé!) mitica regione agricola la cui eroica resistenza è riportata in tutti i testi che descrivono la guerra del Vietnam. Già durante il conflitto con i francesi nel 1947 erano state scavati circa 17 Km di gallerie per offrire rifugio agli abitanti dei villaggi. Durante la guerra con gli USA la rete di gallerie si è infittita, ampliata e affinata divenendo una spina nel fianco della potente e sofisticata macchina da guerra americana che qui ha riversato tonellate di bombe sganciate da ogni tipo di aereo ivi compresi i famigerati B 52. Le foto del tempo mostrano territori devastati da bombe a frammentazione piuttosto che da napalm ed altri prodotti chimici che oltre a defogliare la foresta devastavano i corpi dei civili. La guerriglia trovava però rifugio nelle strette gallerie ed inesorabilmente, come qui piace parafrasare … il topolino inflisse gravi sconfitte al pachiderma.
Chi segue da un po’ di tempo questo blog forse ricorda la visita in Capadocia ai tunnel scavati nel 1.000 a.C. dagli Ittiti ed il senso di angoscia da me lì provato. Con Beppe commentiamo come gallerie e trincee abbiano segnato un po’ tutte le guerre sino ai tunnel dell’aeroporto di Sarajevo nel 1992. Qui proviamo ad addentrarci in uno dei cunicoli adattati per uso e consumo dei turisti (negli altri le nostre stazze ci impediscono perfino di provarci – uno degli australiani ha tentato l’azione da Rambo ma ne è tornato con braccia e ginocchia scarnificate, così si è ridato un tenore sparando con le mitragliatrici sempre a disposizione dei turisti a 10 dollari alla raffica). Il senso di panico e la fatica nel procedere nel caldo umido aumentano il senso di soffocamento e tutto il gruppo, pur percorrendo solamente una decina di metri, esce definitivamente dal cunicolo senza alcun altra velleità di nuovi tratti. Eppure qui la gente viveva per settimane rintanata sotto i furiosi bombardamenti.
Due le note da riportare: la prima è il constatare come dopo 30 anni la vegetazione abbia ricoperto con la sua esuberanza tutte le ferite tanto che anche alcuni profondi e circolari crateri scavati da bombe di B 52 dal peso di 250 kg sono ora verdeggianti e traboccanti di acacie e bambù; la seconda riguarda gli addetti alla manutenzione di questo luogo tenuto sia pur ad uso e consumo dei turisti ma anche a memoria di quanto vissuto. Ci dicono essere tutti originari del luogo, figli o nipoti di quanti qui hanno combattuto e quindi mi piace riportare una foto di una di loro per vedere quella che sui nostri quotidiani erano allora i volti dei terribili nemici che era giusto annientare…..

1 Commento a “Cu Chi 4 Maggio 2007”

  1. Viola scrive:

    Io sò questo….Il termine Cao Dai significa letteralmente “alto palazzo” ed e’ un eufemismo per indicare Dio. La setta basa la sua dottrina in gran parte su elementi derivati dal buddhismo ahayana, in cui sono stati inglobate le altre maggiori flosofie e relgioni presenti nel Viet Nam negli anni Venti: confucianesimo, taoismo, animismo indigeno vietnamita, cattolicesimo e islamismo…..Non facile questo viaggio vero? Dove la bruttura dell’uomo contro uomini è evidente e schiacciante. Viola

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