
Già ieri sera abbiamo deciso di uscire dalla città e ci siamo così affidati ad una delle proposte dell’albergo che con 5 dollari offriva una giornata da trascorrere a Cu Chi, una delle zone più devastate dai bombardamenti americani durante la guerra in quanto centro strategico dei vietcong situato a circa 70 Kilometri da Saigon.
Con nostra sorpresa il tour, oltre ad una visita ad un centro di produzione di quadri in legno laccato, comprendeva una sosta alla chiesa della religione Caodai sita nel distretto di Thay Nin.
Fortunatamente la casuale lettura serale della guida mi aveva dato una panoramica di questa setta e così l’impatto con il kitch di questo edificio, a metà tra una chiesa ed una pagoda, non è stato così violento.
Difficile descrivere l’accozzaglia di simbolismi che qui sono rappresentati e che coinvolgendo Cristo piuttosto che Buddha, Victor Hugo piuttosto che Lenin, mitologia taoista piuttosto che spiritualismo locale, tenta di tracciare la via verso una nuova religione che possa unire tutte le ideologie e religioni verso una pacificazione universale.
Peccato che i buoni principi si siano presto scontrati con scelte politiche assai discutibili. Nata nel 1927 da Ngo Van Chieu, un modesto funzionario della Cocincina che riceve in visione il mandato di fondare una chiesa capace di porsi come ponte tra Oriente ed Occidente, negli anni 40 forma dei quadri militari che vengono posti al servizio degli invasori giapponesi. In seguito gli stessi reparti si schiereranno con i francesi che vogliono riconquistare l’ex colonia combattendo i vietminh ed infine saranno a fianco degli USA nella disperata difesa del Vietnam del Sud.
Sembra che vi siano ancora 3.000.000 di seguaci di questa religione, davvero poco su una popolazione di circa 80 milioni di abitanti. Il rito a cui assistiamo non mi coinvolge anche se ben orchestrato e non privo di suggestione e volentieri ritorno al minibus per riformare l’eterea temporanea compagnia che si compone di due italiani, tre australiani, due svedesi ed una americana.