
Siamo giunti ieri a Phnom Penh senza molte difficoltà. Abbiamo affidato al responsabile dell’autobus l’incombenza delle pratiche doganali e così con 25 $ (20 tasse + 5) abbiamo ottenuto il visto ed evitato qualsiasi trafila. Quando viaggio in località come queste assumo come principio di non controllare la guida dell’autista in modo da risparmiare le pur temprate coronarie, ma se ad un certo punto il sonno è riuscito a prevalere su un clacson perennemente ed inesorabilmente azionato, non ha saputo mantenermi nel mondo dell’inconscio al verificarsi dello scossone prodotto da una violenta quanto efficace frenata. Del resto quella che dovrebbe essere una sorta di autostrada è invasa da moto, camion, biciclette, carri e trattori per cui a rispettare tutti invece delle 6 ore impiegate per il tratto da Saigon a Phnom Penh, avremmo necessitato almeno del doppio del tempo. La via in Vietnam è sempre a tre o due corsie, ma subito in territorio Cambogiano ci attendeva una strada per gran parte sterrata in quanto in rifacimento, frutto degli indispensabili finanziamenti che stanno piovendo su questo martoriato paese per ridare un’ipotesi di futuro.
In ogni caso siamo giunti a Phnom Penh in ottime condizioni e ci siamo affidati come agnellini al gentile accalappia turisti salito a tempo debito sull’autobus per illustrare gli imperdibili vantaggi offerti dal King Guesthouse. Dall’autobus di linea siamo quindi stati fagocitati dal minibus dell’albergo che ci ha così sottratto alla massa di imbonitori lanciati all’assalto dei rintronati turisti.
Non ci siamo assolutamente pentiti della fiducia accordata al gentile accompagnatore in quanto oltre al buon prezzo (13 $ per una stanza doppia) l’albergo riesce ad organizzarci sia gli spostamenti in bus sino ad Angkor ed in battello sino a Battambang sia il pernottamento a Siem Reap in prossimità della città archeologica.
Lieti della insperata organizzazione abbiamo così potuto dedicare l’odierna giornata ad una notevole camminata che ci ha permesso di gustare notevoli opere della città. La prima tappa non poteva che essere il Palazzo Reale che in effetti abbiamo dovuto visitare in due tempi diversi in quanto al mattino era accessibile solamente la parte occupata dalla Pagoda d’argento. Il cortile interno è racchiuso da una specie di chiostro sulle cui pareti rimangono dei malconci affreschi che rappresentano l’epopea del Ramaiana. L’edificio è stato ricostruito nel 1962 ed assai discutibile è l’impiego a profusione del cemento che non rende giustizia alle pur aggraziate architetture decisamente orientaleggianti.
L’interno della pagoda lascia allibiti: il pavimento è costituito da mattonelle d’argento e un Buddha di smeraldo (o giada?) che splende nel suo mirabile verde sovrasta una miriade di Buddha di pietra, marmo, vetro, bronzo, argento ed oro. La quantità di diamanti che sfavillano dalle statue è impressionante e davvero è difficile immaginare cosa altro poteva contenere questo tempio che la guida racconta abbondantemente saccheggiato dai khmer rossi. Il palazzo reale vero e proprio riluce di patine dorate che non riescono a darmi altre sensazioni oltre a quelle dello stupore e del troppo kitch.
Ancora il Museo delle Belle Arti racchiude le tappe essenziali e spesso di sublime raffinatezza della storia artistica di questo paese che tra il XII ed il XIII sec. È stato anche impero.
Mentre ci accingiamo ad abbandonare la pagoda di Wat Phnom, da cui trae origine il nome della città, da una grossa nuvola che sovrasta il cielo cadono poche grosse gocce e con Beppe ci guardiamo incerti se incamminarci o intrattenerci. Ogni dubbio ci viene fugato dalla rapidità con cui gli addetti sbrigano tutte le masserizie che si trovano allo scoperto ammucchiandole alla rinfusa in ogni antro accessibile. Il diluvio parte subitaneo e senza altro preavviso riversando una quantità d’acqua inverosimile. Mentre tutti cercano riparo, una frotta di bimbi invade il cortile antistante il tempio godendosi in splendida nudità l’esuberanza del monsone. Il cielo diviene plumbeo e per circa tre quarti d’ora non vi è un accenno di tregua. Poi altrettanto improvvisamente un raggio di sole illumina la scena e la pioggia cessa in modo subitaneo lasciando fiumi d’acqua ad invadere le strade.
5 Febbraio 2008 alle 09:39
Che bella questa foto! Isabel