Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Il tuk tuk (moto rikshow) corre per circa 40 km da Siem Reap tra risaie che in base alla fase vegetativa passano da un grigio marrone, per le zone appena piantumate, ad un verde quasi elettrico dove le coltivazioni sono ormai sviluppate. Foreste variegate si susseguono celando alla loro ombra radi ma popolati villaggi che si sviluppano solamente con una fila di modeste abitazioni in legno sospese su alte palafitte ai due fianchi della carrabile.
L’aria della corsa è piacevolmente ristoratrice e quasi ci dispiace quando il tuk tuk giunge a destinazione, ma ciò che ci attende supera di gran lunga le nostre misere pigrizie.
La guida descrive questo tempio induista dedicato a Shiva come un piccolo gioiello dove la scultura del gres rosa diventa simile all’opera di un orefice e difficilmente riuscirei a trovare una similitudine più appropriata. Le superfici dei templi sono colme di raffinatissimi bassorilievi che oltre a raffigurare la trimurti: Shiva, Brahama, Vishnu e Nadi (il toro sacro) ospitano draghi, serpenti, danzatrici, animali di tutti i tipi in uno sfondo ricco di decorazioni leggere e minute quasi come i riccioli di una donna. E’ questo infatti il tempio detto delle donne e la delicatezza che qui si percepisce non è per me riscontrabile in nessun altro dei tempi che abbiamo visitato.
La cinta di mura, i fossati laterali e le pagode centrali ben rappresentano, pur nella loro minutezza, il concetto khmer del tempio che George Coedes (Le Civiltà dell’Oriente – Ed. Casini 1962) così sintetizza – Il tempio centrale a forma di piramide a ripiani simboleggia la montagna cosmica, asse del mondo, la muraglia di cinta è la catena di montagne che racchiude l’universo, il fossato riempito d’acqua è l’oceano che bagna i piedi della catena di montagne, i ponti che valicano il fossato sono altrettanti arcobaleni che mettono in comunicazione il mondo degli uomini con la città divina, i tempietti e le terrazze adorne, alla base, da figure di uccelli in funzione di Atlanti sono i palazzi celesti in cui si credeva che abitassero gli dei.

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