
Al termine della nostra intensa camminata il cielo dimostra la sua magnanimità offrendosi rasserenato e così decidiamo di seguire i consigli che la guida elargisce di andare a visitare un complesso di templi che è stato al contempo luogo di circa 10.000 esecuzioni.
Il personale dell’efficiente e comodo Hotel Royal è solerte nel chiamare due scooteristi in quanto il tragitto è troppo accidentato per essere percorso con un tuk tuk.
Una volta concordata la tariffa, saliamo sulle due 125 che ben presto lasciano la strada asfaltata per imboccare una rossa via di campagna. Il paesaggio è costituito da una distesa di appezzamenti sommersi dalle recenti abbondanti piogge. Quando l’acqua defluirà le pianticelle di riso verranno piantumate. Un concerto di rane affiora dall’acqua mentre all’orizzonte si profilano le colline verso cui ci stiamo dirigendo. Alcuni contadini stanno assisi sul bordo dei campi stringendo reti circolari che vengono gettate con largo e rapido gesto del braccio all’individuazione del pesce che si è avventurato al di fuori dagli alvei dei fiumi.
Le moto sono pressoché prive di ammortizzatori e la via è ben fornita di fangose buche pronte ad infierire sui nostri deretani. Al fine giungiamo ai piedi delle colline dove un variegato accampamento di bancarelle e baracchini attende con pazienza l’arrivo dei pellegrini che qui convengono per accedere alle ripide e lunghe scalinate che conducono alle sommità. Uno dei motociclisti si rivela una preziosa guida e quando accaldati e sudati giungiamo al primo tempio risponde con estrema franchezza alle nostre domande e la sua narrazione, sintetica ma determinata nella datazione e nel susseguirsi degli avvenimenti, può fornire una ricca prospettiva per dipanare il groviglio del periodo khmer. Sambabath (Bath) ha 37 anni per cui era un bimbo allepoca dei khmer rouge, come qui continuano a definire l’epoca di Pol Pot, ma conosce molto bene la storia del suo paese in quanto dopo aver raggiunto lo zio responsabile di un campo profughi al confine con la Thailandia, era entrato nell’esercito, correva l’anno 1994 e si erano appena svolte le elezioni sotto l’egida delle Nazioni Unite. La sua famiglia non è infatti originaria di Batambang, bensì della provincia del Ratanakiri che confina con Vietnam e Laos. Ricorda come in un primo periodo gli insorti khmer fossero assai gentili con la popolazione tanto che quando giungevano nei villaggi trovavano facilmente cibo che comunque pagavano (mangiavano molto peperoncino per proteggersi dalla malaria e se non trovavano il proprietario lasciavano il denaro sulla pianta da cui avevano staccato il peperone – così sintetizza Bath). A quel tempo (tra la fine degli anni 60 ed i primi anni 70) Pol Pot non era popolare e solamente il colpo di stato del generale Lon Noi sostenuto dagli USA ed i successivi bombardamenti perpetrati dai B 52, inducono il re Sihanouk a schierarsi con il “fratello n.1” ed incitare la popolazione a schierarsi con i khmer rouge. L’insurrezione è vastissima tanto che nel 1975 i khmer rouge entrano a Phnom Penh tra ali di folla entusiasta ed acclamante (Bath mima il verso del pugno che incita alla vittoria). Ma tutto muta non appena i khmer rouge arrivano al potere. La popolazione viene divisa in due i vecchi (coloro che vivono nelle campagne) ed i giovani (tutti i residenti nelle città e gli intellettuali). Questi ultimi vengono allontanati dalle città nel giro di una sola notte ed inviati nei villaggi per lavorare la terra. Non conoscono nulla dell’arte della sopravvivenza ed una gran parte di loro muore di stenti e di malattie. I templi come quello su questa collina vengono depredati e distrutti. I monaci inviati nei campi, ma il popolo si ribella a vedere le tuniche arancione nei campi così il regime offre due possibilità, o abbandonare la veste e la tonsura per continuare a lavorare nei campi e poter in qualche modo mangiare, o tornare nei monasteri ma senza la garanzia del vitto. Coloro che tornarono in questo monastero vennero incarcerati nel tempio principale e successivamente sterminati. Il tempio era ormai trasformato in prigione e con Bath andiamo a visitare le grotte carsiche in cui le vittime venivano uccise per soffocamento, elettroshock, impiccagione, sprangate o semplicemente precipitate vive in queste specie di foibe. Bath era ancora un bimbo ma ricorda come anche il tempio del suo piccolo villaggio era stato trasformato in pollaio e porcilaia e come lui, complici due sue cugine e probabilmente anche il guardiano, era riuscito a rubare alcune uova d’anatra. Poi la narrazione corre alla sua giovinezza, ad altri scontri e ad una giustizia che non è mai giunta. Al suo servizio militare abbandonato perché al termine del conflitto rimasto senza paga. All’incertezza del suo lavoro, ma alla fiducia nel futuro in quanto i suoi tre figli non hanno conosciuto la guerra e vanno a scuola.