Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Partiamo da Batambang alle otto del mattino con il dignitoso bus della Capitol Tour. Finalmente usciamo dagli odori così diversi e penetranti della città per immergerci nell’atmosfera densa d’acqua della campagna. In questa stagione il paese sembra trasudare acqua da tutti i suoi pori. Il cielo è grigio e a tratti piove a dirotto per poi mitigare le precipitazioni in microscopiche gocce che alla fine lasciano spazio ad un sole che si affaccia a picco evaporando noi e la pianura. I campi, perfettamente piatti e divisi in geometriche parcelle, sono immersi nell’acqua da dove affiorano tenere punte d’erba prontamente brucate da lenti e mansueti bufali grigi, mucche bianche e vitellini d’ogni specie. I contadini si immergono nelle fangose acque sino ai polpacci per iniziare la preparazione del suolo chi con motocoltivatori dalle ruote ferrate, chi guidando pariglie di buoi che trainano aratri di legno che solcano atavici e magici tracciati a me invisibili, pronti ad accogliere le pianticelle di riso che tra poco vi saranno allineate da mani di donne. Bimbi seminudi si gettano nei canali piroettando nell’aria e riemergendo in luccichii riflessi da pelle, occhi e sorrisi.
La serenità del paesaggio ed il dondolio dell’autobus che percorre la larga e ben asfaltata strada che conduce alla capitale mi induce ad una sonnolenza capace di vincere le musiche provenienti dai potenti altoparlanti, ma ben presto Giuseppe mi scuote giusto in tempo per cogliere con lo sguardo alcune squadre di sminatori all’opera nella campagna.
Lontane e modeste colline si stagliano ora all’orizzonte cosicché l’unica verticalità è data dalle longilinee palme da cocco che sembrano voler spezzare la piatta orizzontalità di tutto il paesaggio. La strada a volte attraversa popolate città, ma per lo più è fiancheggiata da modeste abitazioni quasi sempre in legno e che si differenziano per la diversa tipologia del tetto che può essere in paglia, lamiera o tegole probabilmente cotte nelle fornaci che incontriamo lungo la via. Poche abitazioni sono a livello del suolo mentre la maggior parte si erge su palafitte evidentemente necessarie per vincere umidità ed inondazioni.
Il caos di Phnom Penh ci accoglie inevitabile ma in qualche modo riconosciamo luoghi e strade già calcate ed è strano come anche re-incontrare l’ospitale personale dell’albergo dia un senso di familiarità.
Domani si parte alle 6 del mattino diretti a Sen Monorom nell’impervia e spopolata, ma affascinante provincia di Mondolkiri dove sarà arduo trovare anche le linee elettriche e dove risiedono le minoranze tribali Pnong.

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