Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Il trasferimento da Phnom Penh alla provincia di Mondolkiri ci è stato annunciato lungo e faticoso e la guida lo descrive da farsi preferibilmente con un fuoristrada a trazione integrale. Il minibus dell’unica compagnia che svolge servizio in questa parte di Cambogia non ha certo queste caratteristiche e piuttosto perplessi ci accomodiamo tra i stretti sedili dove le nostre ginocchia a fatica si incastrano. Ben presto però realizzaimo che dei 23 posti solamente 8 sono quelli occupati per cui possiamo tranquillamente usufruire di ampi spazi. La prima parte del percorso si dipana in una pianura meno allagata di quelle sinora viste. Del resto stiamo risalendo a nord lungo il corso del mitico Mekong che ben presto attraversiamo su un lungo ponte in grado di superarne il vasto bacino. Nelle su vicinanze osservo la più imponente distesa di fiori di loto che abbia mai potuto ammirare e la purezza delle multicolori corolle forzatamente contrastano con la muschiosità di queste acque stagnanti.
Già a mezzogiorno giungiamo a Snoul per cui i primi 220 km risultano superati in circa 5 ore ed ancora non riusciamo a comprendere come siano state previste ben 10 ore per coprire un totale di circa 350 km. Dopo la doverosa sosta l’arcano ci viene ben presto svelato. Il mini bus abbandona la strada asfaltata per affrontare una rossa pista che se all’inizio sembra non tanto malconcia, alle prime salite presenta il fondo dissestato. Il paesaggio è completamente cambiato e dopo le risaie e le piatte foreste, ci troviamo ora ad ammirare interminabili distese di piantagioni di caucciù. Ogni albero, ordinato in filari di cui non si definisce il limite, porta alla base del tronco una ciotola dove confluiscono le incisioni praticate nella corteccia facendo qui colare le gocce della gomma.
I sobbalzi del mezzo non hanno ormai più termine ed all’ennesima fermata per i consueti ristori l’autista constata che una delle ruote è forata. Mentre i due conducenti si affannano con perizia al cambio del pneumatico, non mi resta che aggirarmi tra le bancarelle di questi approssimativi autogrill dove se con soddisfazione posso gustarmi un delizioso frutto d’ananas, dall’altro non posso non storcere il naso di fronte a carni dall’origine incerta e insetti di vario genere fritti e quindi ammonticchiati in ammiccanti piramidi.
Il viaggio riprende e ben presto inizia a piovere trasformando la rossa terra in un scivoloso ed appiccicoso pantano dove solamente l’abilità dell’autista riesce ad evitare il peggio. Ora la pista sale decisamente attraverso una foresta densa ed impenetrabile ricca di infinità di speci vegetali. La foresta è però ferita, vaste aree laterali alla strada sono state disboscate e bruciate e piccole e modeste capanne erette ad ospitare famiglie che evidentemente si sostengono a stento depredando questa sofferente risorsa.
Più volte siamo costretti a fermarci in quanto se le salite sono lastre scivolose dove le ruote del mini bus girano a vuoto, le discese divengono pericolosi scivoli per pattinamenti mozzafiato. Il paesaggio diventa sempre più avvolgente e macchie di colore lilla si stagliano nel verde profondo di una vegetazione intrattenibile. Poi le colline si fanno dolci, la foresta si dirada per lasciare il posto a conifere molto simili all’abete marittimo ed infine a prati che conducono a Sen Monorom dove puntualmente giungiamo dopo 10 ore di viaggio.
I ripetitori per i telefonini coprono perfettamente l’area e dalle 16 il generatore della guest house entra in funzione rendendo usufruibile anche una postazione di computer.

1 Commento a “Sen Monorom 15 Maggio 2007”

  1. red scrive:

    ciao, avrei voluto vedere le vostre belle facce di fronte ad un piatto così invitante.. la mia visuale è ben diversa…. davanti a me ho una bella terrina gialla…e delle ottime e dolcissime ciliegie di Pianezze. un abbraccio enorme a tutti e due.. red

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