Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Quando si giunge su quest’isola si può dimenticare la fatica della levataccia, il traghetto che parte in fretta, il primo mini van che corre su un’ampia strada in costruzione, le ore trascorse al posto di frontiera ad aspettare un altro mini van laotiano, il percorso a piedi della breve striscia della terra di nessuno (i locali però hanno goduto del mezzo di trasporto – evidentemente il rito prevede un umile ingresso da parte degli stranieri) lo sterrato che si avventura in una foresta acquitrinosa, il nuovo cambio di mini van ed infine la piroga che ci traghetta a Khong.
Qui è il punto in cui il fiume Mekong assume l’aspetto di un lago dilatandosi per 15 km ed ospitando un dedalo di isole, di cui questa è la maggiore, a formare un intricato delta. Una fila di alberghi e guesthouse si affaccia dalla riva e due freschissimi frullati di ananas segnano la nostra entrata in un mondo da favola. La stanza con due letti costa 7 dollari comprensivi di ventilatore, aria condizionata e acqua calda. Con 14 dollari noleggiamo due scooter e ci lasciamo rapire dalla serenità di questo luogo. Sembra che il lento scorrere del Mekong, quasi immobile, influenzi la vita di queste genti. Bimbi sorridenti escono di corsa dall’ombra in cui si sono rifugiati per salutarci schiamazzando; tra amache sospese ai pali che sostengono le case si intravedono donne che si pettinano i capelli e spidocchiano i loro piccoli; nei campi bufali pascolano affondando nell’acqua e, quando il sole si acquieta, solitari contadini li guidano a solcare fazzoletti di terra allagata trainando aratri di legno. Tra le piatte risaie spuntano piccoli tempietti votivi e se non fosse per la loro forma a pagoda vi potrei riconoscere i capitelli votivi che punteggiano le nostre campagne, segno che gli dei possono mutare, ma le preghiere che sorgono dai campi sono sempre le medesime.
Ci fermiamo qui e là per scambiare due parole, per scattare qualche foto, per visitare un tempio dove accanto al vecchio monaco che divina il futuro ad alcune giovincelle speranzose di trovar marito, un insolente apparecchio televisivo trasmette un incontro di box tailandese appassionatamente seguito da giovani e vecchi in toga zafferano.
Serenità è la parola che più ripetiamo e quando giungiamo sulla punta sud dell’isola un pastellato tramonto si riflette sul Mekong e davvero non vorrei essere in nessun altro posto che qui.

1 Commento a “Isola di Khong 19 Maggio 2007”

  1. fam baggio scrive:

    siamo in diretta ok ciao pietro,teresa e katia

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