
Ci stiamo ormai avvicinando al confine Laotiano e questa caotica cittadina ruota tra mercato e fiume. La discesa da Sen Monorom è avvenuta in quattro ore e mezza con sobbalzi che ci fanno toccare il cielo. Non ha quasi piovuto per cui in una splendida luce lasciamo la provincia di Mondulkiri ovvero “dove gli alberi incontrano le colline”.
Poi quasi due ore di sosta a Sloun in quanto la coincidenza proveniente da Phnom Penh ha rotto il cambio. La strada però si è fatta d’asfalto per cui riusciamo a rilassare muscoli e cervici in questo cullare tra risaie e foreste. Domani si viaggia verso il Laos. Lascio questa Cambogia con la sensazione di essere transitato in un paese che è più in transito di me e che non potrò mai più vedere nel medesimo stato. Sembra che tutto sia in mutamento e banale sarebbe la solita dicotomia tra meglio e peggio. I 14 milioni di abitanti mostrano tutte le contraddizioni dei paesi in via di sviluppo visivamente sintetizzate da chi ancora vive nella capanna lottando con il fuoco per conquistare un pezzo di terra a chi viaggia a bordo di potenti fuoristrada e vive in ville suntuose e kitsch.
Ciò che maggiormente mi ha impressionato è la velocità di questo divenire che come un potente tsunami non lascia il tempo per scelte ponderate. Più che globalizzazione percepisco un inglobalizzazione in un cliché di vita che se esternamente mima le modalità occidentali dall’altra non ha acquisito le “sensibilità” ed il lungo e faticoso percorso di maturazione. Se il nostro passaggio da una civiltà contadina ad una prima industriale e poi post-industriale ha necessitato circa due secoli, qui non si fa in tempo a spostare i buoi che trainano l’aratro di legno che già la televisione pubblicizza cremine contro le irritazioni cutanee dei bebé. Una montagna di prodotti di plastica ha invaso un paese dove se la raccolta differenziata è un’utopia, spesso manca anche un banale servizio di raccolta delle immondizie.
Accanto a queste riflessioni vi è la gioia di aver assaporato un paese bello, variegato e con il gioiello di Angkor che risplende di luce propria. Fantasmi del non lontano passato si aggirano ancora non solamente nelle foreste, ma la sensazione netta è quella di una svolta già avvenuta.