Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Un super bus a due piani e di gran comodità ci ha trasportati in una notte da Pakse a Ventiane, capitale del Laos che si stende sonnacchiosa e sorniona lungo la riva del Mekong, qui linea di frontiera con la Tailandia.
Il sabato e la domenica sono trascorsi inducendo anche in noi una certa indolenza aggravata dal caldo umido e dallo stato di attesa. Finalmente in serata Isabella è giunta a Ventiane dopo un interminabile volo che da Venezia l’ha vista sostare prima a Roma, poi a Kuala Lampur e quindi a Bankok.
Oltre alla sua deliziosa persona porta seco un altrettanto delizioso triangolo di Parmiggiano Reggiano e non vi e’ parola che possa descrivere lo stato d’estasi a cui assurgiamo.
Dopo la breve formalità per ottenere il mio visto per il Vietnam, ci siamo incamminati alla ricerca dei non numerosi centri d’interesse cittadini e due gemme allietano il nostro peregrinare: il Wat Si Saket e l’Haw Pha Kaew. Il primo rappresenta una delle poche pagode sfuggite al saccheggio ed alla distruzione avvenuta ad opera dei siamesi (tailandesi) nelle sempre burrascose relazioni di difficile vicinato. Il secondo racchiude una duplice simbologia essendo stato il tempio regio e luogo dove si trovava il Buddha di Smeraldo trafugato dai siamesi nel 1779 ed ora saldamente installato a Bankok.
In questo paese la monarchia arcaico feudale, ma ricca di capitale simbolico che ne legittimava il potere, è stata silenziosamente abbattuta internando e facendo morire probabilmente di stenti e di inedia tutta la famiglia reale perché, come riportato dal già citato saggio di antropologia politica (Bernard Hours Monique Selim Il Laos Contemporaneo Ed. L’Harmattan Italia 1998) “La soppressione del re non poteva essere celebrata pubblicamente, perché questo rituale è il simbolo politico più evidente della frattura rivoluzionaria. Il P.C. laotiano…(omissis) non ha potuto incaricarsi di un rito fondatore per eccellenza come la celebrazione funebre del re.”
Per quanto riguarda invece le relazioni con la vicinissima Tailandia, dopo gli anni della guerra di liberazione (1975 – 1979) e di chiusura all’interno del blocco comunista (1986) le relazioni tra i due paesi hanno conosciuto momenti altalenanti rischiando più volte lo scoppio di un vero conflitto. La recente costruzione del nipponico “Ponte dell’amicizia” che unisce Ventiane all’altra sponda, sembra aver suggellato una pacificazione che corre il rischio di trasformarsi in un soffocante abbraccio da parte della assai più progredita Tailandia che tendenzialmente considera il Laos come una propria provincia (la seconda moneta in uso nel Laos è il bath tailandese).
La pagoda Wat Si Saket racchiude un’infinità di Buddha che nelle loro posizioni ieratiche e simboliche (mudra) indicano l’insegnamento, la protezione, la testimonianza o l’invocazione della pioggia.

1 Commento a “Ventiane 28 Maggio 2007”

  1. amici di Franco scrive:

    Continiamo a seguirti con entusiasmo e grande invidia grazie per la risposta se possiamo viaggiare in moto. Sempre piu meravigliose le tue foto e gli scritti sono suggestivi BRAVO. Hai veramente qualcosa in piu’ di tanti fotografi, secondo noi potresti pubblicare attraverso giornali o mostre le tue meravigliose foto e gli scritti meritano attenzione particolare. Amici di Franco

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