Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Ancora un Vip Bus per trasferirci da Vientiane a Luang Prabang, ma l’imponenza del mezzo nasconde un disastrato motore che arranca ad ognuna delle interminabili salite che conducono nel cuore montuoso del nord del paese. Non sappiamo se essere più preoccupati quando il bus, dopo aver affrontato l’ennesima salita, arretra sino al primo tratto pianeggiante e concede a se stesso e a noi una pausa ristoratrice, oppure quando finalmente in vetta ad uno dei cocuzzoli si lascia andare lungo la tortuosa strada senza innestare alcuna marcia ma affidandosi esclusivamente alla bontà dei freni. Di fatto il cambio è assai malandato e con difficoltà si riesce ad innestare la prima e la seconda marcia e poi servono due uomini robusti per mantenere la leva nella posizione acquisita.
Ciò nonostante rimaniamo affascinati dalla selvaggia bellezza di questi luoghi. La strada è da poco completamente asfaltata e si inerpica tra bitorzolute colline che sono ricoperte di vegetazione sino all’ultimo pinnacolo. Una foresta interminabile si estende di prospettiva in prospettiva e lungo i crinali una inaudita lotta è in corso tra questi montanari che con fuoco e zappa cercano di conquistare spazio per il loro riso e per le loro banane, mentre una natura esuberante contende ogni centimetro quadrato con una vegetazione sempre straripante.
Capanne sospese su palafitte piantate sull’orlo di precipizi affiancano la stretta strada cosicché autobus e camion sembrano pronti a scaraventarle nel vuoto ad ogni sterzata.
Le 8 / 9 ore di viaggio previste si trasformano in 10, ma nell’arrivare a Luang Prabang una gioia ci coglie nell’assaporare la bellezza di questo luogo, antica capitale del Lan Xang Hom Khao ovvero della Terra di Milioni di Elefanti e dei Parasole Bianchi.
Ritroviamo tra queste colline il mitico Mekong che per secoli ha costituito l’unica via di accesso a questo regno incantato, ma solamente nei periodi di acque alte che ne permettevano la navigazione. Nonostante il trasferimento della capitale a Ventiane, è in questa città che risiedeva principalmente la famiglia reale ed è da qui che nel 1977 il Phatet Lao la trasferì in una grotta di Hua Phan dove morì in date ancora sconosciute.
Il palazzo reale è stato trasformato in un interessante museo dove alla sontuosità arzigogolata dei saloni delle cerimonie, si contrappongono le linee ben più sobrie degli interni privati.
Gironzoliamo per la città visitando i principali wat (pagode) dei 33 che qui trovano sede ed il Wat Xieng Thong ci stupisce per la sua armonia e per la particolare atmosfera che gli interni purpurei riescono a creare.
Molte pagode sono tuttora in uso e dopo il buio periodo degli anni della repressione i bonzi sono tornati a popolare gli adiacenti monasteri ed i loro indumenti arancione risaltano nel mezzo dei templi piuttosto che nell’ombra della vegetazione.

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