Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Solamente a mezzogiorno giungiamo alle grotte e troviamo l’ufficio inesorabilmente chiuso. La guida che ci accompagna giunge alle 13:00, ma alle 14:00 un violento temporale monsonico ci coglie appena al riparo di una tettoia per cui alla fine riusciamo a visitare solamente la grotta di Kaysone (primo Presidente della Repubblica Democratica Popolare del Laos) e del principe Souphanouvong (soprannominato il Principe rosso per la sua defezione alla casa reale e partecipazione al Phatet Lao come ideologo e membro del Politburo). L’intensità della pioggia, il vento che piega le alte canne di bambù e le dirompenti saette che lacerano cielo e timpani, rappresentano una forza che quasi ci intimorisce ma al contempo ci affascina tanto che non rimpiangiamo di non poter visitare le altre grotte costretti a rincorrere l’ultimo tuck tuck che ci riporta a Sam Neua in soli 35 minuti.
La pur breve visita ci dà tuttavia l’opportunità di immaginare la durezza dei quasi 10 anni passati in queste grotte da una dirigenza e dai militanti che saranno poi chiamati a dirigere il difficile e contraddittorio passaggio da una società feudale ad una socialista e a meglio comprendere quanto sostenuto dal già citato saggio di antropologia politica (Bernard Hours Monique Selim Il Laos Contemporaneo Ed. L’Harmattan Italia 1998) “Portata all’esasperazione dalla corruzione dilagante del periodo della “guerra americana”, sotto il vecchio regime, la popolazione accoglie relativamente bene l’insediamento del nuovo governo (omissis) Giunto allo stato di decomposizione e di avanzata decadenza, il regime monarchico poteva essere rimpianto solo dall’elite politico-militare, nonché dalla borghesia urbana che si era arricchita con i traffici della guerra (omissis) La volontà di moralizzazione sociale. Generalmente condivisa, portò però molto rapidamente a eccessi che incrinarono l’ondata dei consensi. I quadri del Partito, che si erano formati nell’austerità della vita clandestina e che avevano trascorso la giovinezza nei rifugi antiaerei, si impegnarono in un piano di educazione politica, brutale e maldestra, della popolazione, che rimase sconvolta. Disciplinati ma rozzi, poco educati, se si escludono le recite ideologiche, i militanti venuti dal Nord, che ancor oggi vengono chiamati “la gente di Sam Neua”, manifestarono la tendenza a sfogare contro la popolazione civile le frustrazioni subite durante la clandestinità. La pedagogia rivoluzionaria dell’uomo nuovo fu applicata in maniera violenta e grossolana, e sovente inflitta agli individui e a interi gruppi sociali come una punizione.”

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