Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Ormai mancano pochi giorni al termine di questo viaggio (Giuseppe e l’entrante Roberto proseguiranno poi fino a Ho Chi Minh City) e decidiamo pertanto di seguire i suggerimenti ricevuti dai numerosi viaggiatori incontrati lungo il nostro percorso. All’unanimità ci hanno avvisato che le località sono ad alte densità turistica, sia locale che internazionale, ma che la loro bellezza è tale da non poter essere ignorate.
Ci affidiamo così alla proposta “tutto incluso” di una delle tante agenzie di viaggio che prevede il trasferimento a mezzo minibus sino alla baia per proseguire poi su una barca che per una notte sarà anche il luogo del nostro pernottamento mentre la seconda notte trascorrerà in hotel.
Già il fatto di trovarmi nel mitico Golfo del Tonchino riempie questo tour di un’atmosfera particolare e le citazioni storiche potrebbero non esaurirsi. La guida ricorda la sconfitta della flotta mongola di Kublai Khan ad opera dell’astuto generale vietnamita Tran Hung Dao che nel 1288 riuscì ad attirarla su una trappola costituita da aguzzi pali di bambù che piantati sotto il filo dell’acqua alla foce del fiume Bach Dang ne danneggiarono le chiglie permettendo ai vietnamiti di incendiarle poi mediante frecce infuocate.
Ancora nel 1946 il bombardamento da parte delle truppe colonialiste francesi del porto di Haipong, che si affaccia sulla baia, divenne la miccia d’innesto della rivolta condotta da Ho Chi Minh e che si concluse nel 1954 con la sconfitta di Dien Bien Phu.
Infine come non ricordare che nell’agosto del 1964 a seguito dell’incidente nel Golfo del Tonchino il presidente Johnson diede il via alle operazioni belliche della mai dichiarata guerra degli USA contro il Vietnam. (Lonely Planet Ed. 2005) “Le cacciatorpediniere americane Maddox e Turner Joy sostennero di esser state oggetto di un attacco “ingiustificato” mentre incrociavano al largo della costa nordvietnamita. Indagini successive dimostrarono che il primo attacco era avvenuto mentre la Maddox si trovava in acque territoriali nordvietnamite, impegnata ad appoggiare il raid di un commando sudvietnamita, il secondo attacco pare non si sia mai verificato”.
Il veliero che ci ospita non innalza le sue vele, ma solca lentamente le acque sospinto dai motori diesel eppure ci lasciamo presto immergere nel magico scenario di questa baia dalle cui acque spuntano migliaia di isolotti costituiti da spuntoni rocciosi su cui si aggrappano infinità di cespugli ed alberi.
Ad ogni virata un nuovo paesaggio si apre, a volte aspro e minaccioso con appuntiti scogli altre dolce e maestoso con piccole baie sabbiose. Infinità di barche seguono la loro rotta pigramente rincorrendo un tramonto che si inabissa dietro le alture senza infiammarsi e spegnendosi lentamente.

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