
Il vagone a cuccette si ferma puntualissimo alle 6:15 in questa città che ci appare fredda, piovigginosa e nuovissima con linee architettoniche da social cubismo. Lao Cai si trova al confine nord occidentale del Vietnam e la linea ferroviaria prosegue sino a Kunming in Cina. Strana sensazione costeggiare il Fiume Rosso, che ad Hanoi abbiamo ammirato nella sua piena e maestosa magnificenza, qui simile ad un turbolento torrente di montagna. Giungiamo sino ad un paio di km dal confine prima di svoltare con il minibus per superare il ponte che si dirige ad ovest.
Lao Cai è da sempre una delle porte utilizzate dal Grande Impero per occupare il piccolo ed insofferente Vietnam, colonizzato dai cinesi per più di mille anni e considerato alla stregua di una delle province ribelli. Anche nel 1979, a seguito dell’invasione da parte del Vietnam della Cambogia di Pol Pot, alleato della Cina, le guardie rosse si sono qui scatenate in un breve ma violentissimo conflitto che ha portato alla completa distruzione di Lao Cai. A dire dei cinesi il conflitto è servito ad impartire una dura lezione ai vietnamiti, gli osservatori stranieri sostengono altresì che le pesanti perdite inflitte agli invasori hanno dimostrato l’efficienza del sistema difensivo annamita e degli armamenti ceduti agli stessi dai cinesi.
Ora i rapporti tra i due paesi sembrano avviati sulla via della collaborazione e numerose imprese operano in Vietnam anche se la comunità cinese non è tornata alla poderosa consistenza antecedente alle confische/espulsioni, più o meno forzate, avvenute nel 1978 che diedero origine all’esodo dei così detti “boat people”.