Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
Aggiungi un commento

giraffe

Finalmente a Dare Es Salam dopo una settimana praticamente recluso negli uffici dell’Organizzazione Non Governativa Njombe Development Office dove ho lottato sino all’ultimo per ottenere tutta la documentazione che mi serviva per la presentazione di una domanda di finanziamento presso la Fondazione Cariverona per la costruzione del Politecnico di Njombe.

Essendo giunto a Njombe la scorsa domenica sera, già il lunedì mattina siamo riusciti ad organizzare il primo incontro per programmare l’attività tenendo conto che l’elenco dei documenti necessari l’avevo già inviato dall’Italia. Sembrava non ci fosse problema alcuno ed invece con una gentilezza ed una affabilità straordinarie ogni giorno c’è stato uno spostamento sino appunto ad arrivare all’ultima stampa ed all’ultima firma alle 8.00 di questa mattina e finalmente la mia partenza alle 8.30. Tutto è comunque alle spalle ed ora speriamo di riuscire in Italia (da dove comunque mi giungono notizie di intoppi burocratici non molto più entusiasmanti) a completare il malloppo.

Il viaggio sulla comoda Toyota messami a disposizione per i 750 km che separano la costa accaldata dalla fresca e piovosa montagna (Njombe è a circa 2.000 m di altitudine) è stato lungo, meditativo e stucchevole per il passaggio dalle foreste di mimosa nera, eucalipto e pini interrotte da distese sterminate di scintillanti piantagioni di the, alle savane ora verdissime per le abbondanti precipitazioni ed infine ai palmeti che precedono l’entrata nella caotica Dar.

Le gradazioni di verde incontrate sono inenarrabili ed ancora continuano a stupire i miei occhi così ancorati ai gialli bruciati della stagione secca. Ma c’è un albero con cui mi sono rappacificato.

Da sempre sentivo le narrazioni di villaggi in cui si tenevano le riunioni all’ombra di un baobab per quotidiane chiacchere e racconti, ma soprattutto per i momenti collettivi necessari ad assumere importanti decisioni. Ebbene io ho sempre visto questo albero, detto anche elefant tree, durante il periodo della siccità e l’ho sempre considerato come un grosso bambinone cresciuto troppo in fretta con uno sviluppo del tronco abnorme se confrontato con i relativamente corti rami e comunque così pigro da rifiutarsi persino di vegetare oltre qualche timida e sperduta fogliolina. Di ombra ovviamente nessuna traccia a parte il pensare tutto il villaggio addossato alla sagoma del tronco che per quanto consistente non avrebbe comunque dato ristoro a sì tanta assemblea. Ebbene eccolo ora questo albero nel pieno lussureggiare di una chioma inaspettata che lo rende finalmente imponente, maestoso e persino elegante.

I miei sensi di colpa ben presto scompaiono nel riattraversare il Mikumi Park dove l’ora ormai pomeridiana dirada gli incontri con gli animali selvatici, ma non ci impedisce d’assistere ad un affollamento di giraffe che inducono con civetteria davanti all’obiettivo.

Lascia un commento

Eventi del tempo si basa su WordPress
Articoli (RSS) e Commenti (RSS).