Emmanuel ha voluto seguirmi anche a Dar ed a volte questo senso di protezione mi diventa stretto, ma come opporsi a forme d’ospitalità che pongono il visitatore al centro di una ritualità fatta di mille particolarità a volte eclatanti altre appena percettibili, ma non meno pregnanti e significative.
Dopo aver svolto alcune faccende in città tentiamo di raggiungere Bagamoyo, l’antico porto di smistamento degli schiavi provenienti dall’interno e diretti al grande mercato di Zanzibar. Il traffico è però notevole ed optiamo per introdurci in una delle spiagge gestite da lussureggianti alberghi dove solo ad elite africane e a bianchi benestanti è permesso l’accesso. Il cielo è però coperto ed il poco tempo a disposizione unito allo scarso desiderio di commistione, mi induce a far fermare l’auto su un lembo di spiaggia libera. Pescatori immersi sino alla cintola stanno traendo a riva le loro reti sorvolati da gabbiani eccitati all’inverosimile. La marea si è ritirata per centinaia di metri lasciando dietro di sé una terra di nessuno compatta ed ancora sommersa negli avvallamenti. La battigia diviene così una terra di mezzo in cui un misto tra entità marine e vegetazioni terrestri disegna tra sabbia ed acqua marina un arazzo in cui ondeggiare scoprendosi ad indugiare tra l’attrazione verso l’elemento primordiale ed il bisogno di affrancamento roccioso.
13 Marzo 2008 alle 18:08
Bellissimo il suo sito ..che foto e che racconti affascinanti