

L’isola di Savo non è dotata di ormeggi o pontili e dobbiamo essere trasbordati a terra mediante la scialuppa a motore in dotazione al grosso motoscafo. Il resort che ospita la riunione tra Polizia, Ministro delle foreste (è l’ex primo ministro delle Isole Salomone) e capi villaggio dell’isola, ci accoglie con ghirlande di fiori e noci di cocco appena raccolte impreziosite da un purpureo fiore di ibiscus. E mi sovvien alla mente il Gauguin tahitiano. Dopo una breve visita all’adiacente villaggio la cui esistenza nascosta dalla vegetazione è completamente impensabile per chi giunge dal mare, il gruppo di visitatori si accinge ad un copioso pasto ma io preferisco avventurarmi con una guida su uno dei vulcani presenti sull’isola. Una leggera imbarcazione in vetroresina, ma dal potente motore fuoribordo, sfreccia in maniera impressionante tentando di cavalcare la cresta delle onde ma impattando con violenza tra i vuoti intermedi. In pochi minuti raggiungiamo una spiaggia sabbiosa che diventa il nostro punto di partenza. La guida Noel mi anticipa che non devo attendermi il solito vulcano conico su cui inerpicarmi per affacciarmi infine sul bordo del cratere. Qui si deve percorrere quella che evidentemente è stata una colata lavica e che ora si è trasformata nel letto di un torrente dalle acque termali. Il primo tratto è decisamente piano e senza alcuna asperità. Poi la vegetazione si infittisce emanando una forza tipicamente tropicale. Le pareti delle colline riducono drasticamente la larghezza della valle sino a farla divenire una stretta gola che ci costringe ad inerpicarci guadando più volte il torrente sulfureo. Inizialmente la temperatura dell’acqua è piacevole per cui le continue immersioni con i sandali non costituiscono un problema, ma verso metà percorso Noel mi avverte di evitare qualsiasi contatto con il liquido che diviene pressoché bollente. Qui la vegetazione è ormai una continua esplosione di verde ed io mi ritrovo completamente accaldato e sudato per l’umidità dell’aria, per la sdrucciolevole arrampicata ma soprattutto per i vapori provenienti dall’acqua e da geyser affioranti dalle rocce. Dai 200 metri di livello il panorama cangia improvvisamente in quanto le emanazioni sulfuree rendono impossibile la sopravvivenza di alcuna specie vegetale e solamente le diverse tonalità di roccia si stagliano in un paesaggio pressoché surreale e decisamente dantesco. La nostra meta è posta a circa 240 m di livello dal mare dove risiedono le ultime e principali sorgenti d’acqua che con borbottii cavernosi fuoriescono dalla roccia come da incustodite pentole bollenti.
7 Aprile 2008 alle 08:44
Sembra un racconto di fantascienza….ma è la realta e dal tuo racconto molto emozionante. Ciao e buona visione