
Mia sorella è arrivata ed il mitico incontro è incredibilmente avvenuto. Purtroppo continua a piovere ed i nostri spostamenti sono stati sinora assai limitati. Fortunatamente la giornata odierna ci ha ripagato con tanto di interessi. Chi ci ospita è un alto funzionario della polizia locale ed abbiamo così potuto usufruire di un suo appuntamento di lavoro per recarci con un grosso motoscafo della polizia sull’isola di Savo che raggiungiamo in circa un’ora e mezza di navigazione. L’equipaggio è composto dal capitano di origine olandese e da 5 membri provenienti dalle isole Vanuatu e oltre ad una squisita ospitalità sono prodighi di informazioni che tracciano un po’ la storia di questi luoghi. Sono tutti ingaggiati da una compagnia che offre contractors alla Missione Regionale di Assistenza Isole Salomone (RAMSI) forza internazionale di interposizione formata per lo più da Australiani e Neo Zelandesi ma appoggiati anche dagli USA e dalla Comunità Europea. Qui infatti tra il 1999 ed il 2000 ed ancora nel 2006 sono occorsi pesanti e sanguinosi scontri tra isolani appartenenti a diverse etnie (nel corso degli ultimi scontri il quartiere di China Town è andato completamente distrutto) che ora sembrano sopiti se non del tutto risolti. Nessun membro dell’equipaggio appartiene quindi al corpo della polizia, ma il loro ruolo è quello di essere di supporto e trasporto alle varie operazioni che vanno dal soccorso durante lo scorso tzunami che ha colpito la zona ad ovest delle isole Salomone, a recenti bonifiche dei bassi fondali mediante esplosione di ordigni della seconda guerra mondiale, all’odierna retata organizzata al mercato ittico dove uno strano connubio tra corruzione, commercio di pesce mal conservato e prostituzione ha portato al fermo di una decina di persone.
Il sonar indica una profondità di circa 700 mt ed il pilota John è soddisfatto di mostrarmi sul video la mappa che indica fosse profonde sino a 1.100 mt. Le isole circostanti non sono altro che i cocuzzoli di montagne che si immergono a precipizio nell’oceano ed infatti sino a pochi metri dalla costa si rilevano profondità impressionanti. E’ su questi profondi fondali che giacciono solamente in quest’area circa 45 vascelli inabissati durante la 2^ guerra mondiale ed appartenenti sia ai giapponesi che alle forze alleate. Non a caso questo tratto di mare è soprannominato Iron Bottom Sound (laguna dai fondali di ferro) per l’enormità di natanti depositatosi sul fondo. Il capitano John (con me i John a bordo fanno tre) mi spiega come oltre al problema ordigni, potenzialmente vi sia anche un alto rischio di contaminazione ambientale in quanto molte delle navi e degli aerei sui fondali hanno ancora i serbatoi pieni di combustibile. Se da una parte le proibitive profondità impediscono azioni di recupero, dall’altra le stesse hanno dimostrato una sorprendente capacità di conservazione dei relitti che a più di 60 anni di distanza si presentano in condizioni inaspettate. Rapidi calcoli compiuti con il GPS di bordo dimostrano che sono a più di 16.000 km di distanza da casa ma l’informazione che più mi impressiona è quella relativa ai consumi del motoscafo su cui ci troviamo: qualcosa come 200 lt di gasolio ogni ora!
P.S. Auguri agli amici di Franco impegnati sulle piste indocinesi e ad A.D. e a tutta la classe per i sentieri ancora da tracciare.