
Ieri l’aereo ha saltellato dalle isole Salomone all’Isola di Villa per atterrare infine a Nadi, sull’Isola Viti Levu appartenente all’arcipelago delle Fiji. Già le proporzioni dell’aeroporto fanno intuire la distanza abissale tra la nuova meta e le ristrettezze che caratterizzano Honiara. Neppure in questo decantato paradiso la situazione è serena. Dopo l’indipendenza ottenuta dalla Gran Bretagna dopo 96 anni di dominio coloniale, la situazione politica ha conosciuto ben brevi periodi di stabilità, continuamente scossi da colpi di stato fondamentalmente causati dalla spaccatura razziale radicata sull’isola. Tra il 1879 ed il 1916 furono fatti giungere alle Fiji ben 60.500 indiani per lavorare con un contratto di cinque anni nelle piantagioni di canna. Da questo nucleo si è originata quella che ora si definiscono Indo-figiani che si contrappongono ai figiani autoctoni. Se da una parte infatti notevoli integrazioni sono avvenute tra i due gruppi, in alcune sacche permangono ferventi dissapori che anche nel recente 2006 hanno generato l’ennesimo colpo di stato i cui promotori sono gli attuali capi di stato. Le connessioni parentali di mia sorella si estendono comunque anche a questa isola ed il longilineo Ishrat era puntualissimo ad attenderci all’aeroporto per trasportarci verso la costa sud che con non indifferente ammiccamento si chiama Costa di Corallo. La seconda valigia dispersa non è comunque giunta neppure qui e quindi oggi ci siamo decisi ad affrontare uno shopping d’emergenza avendo mia sorella esaurito speranze e ricambi. Ne approfittiamo comunque per visitare il Giardino dei Giganti addormentati ed altra scelta non poteva essere più ispirata. Il giardino è situato ai piedi della catena collinare dei Sabeto e già il viale rettilineo d’ingresso, ombreggiato da un armonico intreccio di rami, predispone l’animo alla vellutata passeggiata tra sentieri che si inerpicano dolcemente in una miriade di essenze arboree, ma soprattutto in un effluvio di variopinte varietà di orchideee che qui sembra abbiano trovato il loro habitat ideale. I calici sono ora circondati da petali carnosi e dai colori vivaci, ora da linee pulite e dalla pigmentazione delicata ed una tenue fragranza pervade l’aria tra felci lievemente ondeggianti, ordinati frangipane, assembramenti di bambù, intrecci di liane, smeraldini fiori di ginger selvatico e mille altre piante che non riesco a classificare. Un raggio di sole riesce a penetrare nel sottobosco e accarezza in controluce la foglia a ventaglio di un palmizio che si trasforma in autentica arte visiva.
11 Aprile 2008 alle 07:24
Che meravigliosa fraganza emane il tuo scritto. E la definizione del colore della foto non trascura l’intessità dell’emozione.
Una volta segeundo il tuo ex blog ho letto …….chissa se alcune donne hanno avuto lettere particolari scritte dalla tua mano e dedicate lei …dimenticate sbadatamente in un cassetto………dove vivono queste donne e che fortuna hanno avuto?……
Ariel
12 Aprile 2008 alle 08:23
Sabato mattina, con calma rileggo il tuo sito e accetto immediatamente la critica che mi hanno posto alcuni amici e pertanto chiedo scusa per gli errori ortografici lasciati nel commento del 9 aprile.
Scusa a te e a tutti quelli che lo leggeranno…..(accidenti che figura……)
Sembra quasi un cantito la tua appartenenza all’elemento acqua.
Ariel