
Finalmente è giunto l’amico Claudio per cui sono sceso a Dar es Salaam ad accoglierlo. Da oggi la città è vuota in quanto ha avuto inizio la festa mussulmana dell’Eid che segna la fine del periodo di digiuno del Ramadan. Il caos della città sembra svanito e percorsi che normalmente richiedono 40/50 minuti oggi vengono tranquillamente effettuati dal taxi in 5/10 minuti. Avevamo in programma una ricerca nelle industrie della periferia per del materiale edile, ma la forte presenza islamica nella città le obbliga alla chiusura che si protrarrà per due giorni e non possiamo partire per Njombe prima di domani in quanto attendiamo l’arrivo del vescovo che deve incontrare Claudio per impostare l’incarico a lui affidato di tentare di portare dei miglioramenti nella gestione dell’Ong NDO che funge da nostra controparte.
Ohibò non ci rimane che tornare per il secondo giorno consecutivo alla Kipepeo Beach a Kigamboni, un sobborgo di Dar facilmente raggiungibile con il traghetto. All’entrata della spiaggia un lieve profumo mi conduce inesorabilmente a ritrovare l’esotico e candidamente fiorito frangipane. Con l’accentuata bassa marea sembra che l’oceano Indiano si sia ritirato su sé stesso in un momento di introspezione. L’acqua è assolutamente piatta e priva di qualsiasi sussulto per cui il nuotare diviene un pacato e silenzioso sciacquio che mi porta al largo quasi senza sforzo. Quando decido di galleggiare rivolto al terso e rovente cielo, ogni rumore delle umane genti sembra svanire e non rimane che il lontano sciabordio della risacca. In questo intimo abbandono più di sempre si rinnova l’incondizionata e reciproca promessa tra me e l’oceano.