
Claudio si è gettato a capofitto nel lavoro ed ha iniziato a preparare alcuni fogli di calcolo credo rimanendo operativo sino a mezzanotte. Il week end è giunto rapidamente ed Edgar ci ha invitati a trascorrerlo a Lupingu, una località da tutti decantata come incantevole sul lago Niassa che separa la Tanzania dal Malawi. Nell’udire il nostro programma di viaggio i nostri ospiti quasi sobbalzano per la sorpresa ed una chiara apprensione si delinea sia per il mezzo non ideale di cui disponiamo, una piccola e scalcinata Suzuki Escudo, sia per l’impervio percorso che a loro parere è per noi impraticabile. Vediamo Edgar molto determinato per cui decidiamo comunque di partire. Normalmente ho notato nelle mie esperienze di viaggio che in qualsiasi parte del mondo si trovano situazioni che i locali ritengono assolutamente assolute: il luogo più bello, il panorama più estasiante, il pozzo più profondo, il cammino più arduo, la strada più pericolosa, etc. mentre poi nella realtà tutto si relativizza. Devo però ammettere, con il senno di poi, che le preoccupazioni erano questa volta tutt’altro che esagerate. Conduco la macchinina sino alla parrocchia di Luana dove Edgar riesce a convincere il parroco a prestarci la Toyota Land Cruiser per affrontare l’ultima parte del viaggio. Sin qui la strada sterrata ci ha condotti in un susseguirsi di picchi e vallate che dai 1900 metri di Njombe ci hanno innalzato ai 2200 metri delle coltivazioni di tè per scendere poi ai 1500 di valli coltivate a mais e canna da zucchero mentre foreste di eucalipto e mimosa nera continuano ad accompagnarci per poi lasciare spazio a calvi dossi a volte bruciati da incendi devastanti, a volte gialli e punteggiati da radi alberi che si stagliano in controluce. La strada è a volte ricoperta da uno strato di polvere rossa che si alza inesorabile al nostro passaggio penetrando poi tra i tessuti e le narici, altre volte fondi sassosi ci fanno sussultare per kilometri e non raramente mi trovo a zigzagare tra buche che minacciano seriamente le sospensioni del veicolo. Nonostante la pesantezza del percorso ci sentiamo intimamente felici per poter visitare questa parte di Africa così lontana dai cliché turistici. L’appoggiarsi alla Diocesi di Njombe è stata una scelta che ancora una volta si disvela nelle sue plurime implicazioni. Lo Stato Tanzaniano è pressoché in perenne emergenza finanziaria. Il fondatore della Patria, Julius Nierere, nel scegliere la via del socialismo africano, aveva provveduto a sequestrare le strutture sanitarie ed educative delle numerosi confessioni religiose presenti nel paese. Dopo alcuni anni, lo Stato si è visto però costretto a restituire alle chiese queste strutture in quanto non aveva fondi e personale istruito sufficienti per provvedere alla loro gestione. In pratica gran parte dei sistemi scolastici e sanitari sono tuttora gestiti dalle chiese che si riuniscono in forma ecumenica per eleggere due rappresentanti comuni per collaborare nelle riunioni governative dei rispettivi ministeri. Le diocesi sono quindi profondamente radicate nel territorio ed hanno estensioni notevoli. A loro si appoggiano molte ong, anche aconfessionali, per realizzare progetti quali acquedotti, centrali elettriche, sviluppo agricolo, educativo e sanitario in quanto lo Stato è alla fine inesistente come controparte. La diocesi di Njombe in particolare si estende su tre distretti e percorrendo questi 200 km di strada che toccano i distretti di Njombe e Ludewe si ha la percezione della vastità dell’area e della capillare presenza strutturata in parrocchie e sub parrocchie. E’ questa rete con cui stiamo collaborando con grande profitto e cooperazione che ci permette di vedere questa parte di realtà altrimenti irraggiungibile. Di tanto in tanto ci fermiamo per concedere un passaggio a questo popolo perennemente in cammino ed è così che incontriamo una giovane donna dal viso tumefatto che con il bimbo in spalle si sta recando dalla polizia per denunciare le percosse subite dal marito.
Segue….
23 Ottobre 2008 alle 01:43
Ciao! che bello, Njombe!
una domanda…ma “Claudio”…è Claudio Cibic ????
Se sì…è incredibile, ritrovarlo qui citato su un blog di una persona che non conosco
mentre con Claudio ho condiviso e passato un bel po’ di tempo, anni fa!
Salutamelo!