Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)

Archivio dell'anno 2009


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Da tempo insistiamo con i nostri partner affinché qualcuno si prenda l’onere di riflettere e pianificare quella che dovrà essere l’organizzazione e la gestione di questa scuola professionale. Se già impegnativo risulta a noi la costruzione di questa porzione del politecnico è nostra profonda convinzione che molto più gravosa e problematica sarà per loro la conduzione dell’attività didattica che ovviamente include aspetti manageriali, organizzativi e finanziari tutt’altro che scontati. Già durante il viaggio tra Dar es Salaam e Njombe, gli amici Paolo e Federica dell’Associazione Nessuno Escluso ci hanno invitato a visitare il centro di avviamento Don Bosco dei Salesiani di Iringa e qui abbiamo potuto constatare l’indubbia qualità raggiunta in decenni di applicazione e costante riadattamento. Il laboratorio di tipografia è impeccabile ed in grado di affrontare stampe in quadricromia di notevole qualità. I corsi di meccanica, sartoria, edilizia e falegnameria partono dai rudimenti di base per giungere in tre anni ad un buon livello artigianale ed i manufatti prodotti possono essere posti in vendita a sostegno della scuola. Paragonare l’abisso che separa questo Vocational Centre con altri visitati nel distretto di Njombe, sia in termini di attrezzatura che di didattica, ci spinge a riflettere sulla necessità che il politecnico si doti di percorsi differenziati in grado di accompagnare chi proviene da livelli infimi ed al contempo prevedere gradi più elevati per quanti provengano da centri di qualità paragonabile a quello di Iringa.

La visita odierna all’Institute of Science and Technology di Mbeya ci ha finalmente chiarito quale dovrebbe essere il percorso educativo afferente al Politecnico e soprattutto quale sia la struttura dell’intero sistema scolastico Tanzaniano fondato su continui esami volti a testare i gradi di apprendimento raggiunti con la possibilità non solo di progredire o di fermarsi, ma anche di essere retrocessi a livelli inferiori. Già l’accesso ai sette anni di scuola primaria obbligatoria e pressoché gratuita è proceduta da uno o due anni di scuola materna al termine dei quali si deve superare il primo esame di ammissione, se il bimbo non viene ritenuto idoneo il suo inserimento viene rinviato. Superate le sette classi dell’obbligo si raggiunge il così detto livello base e, limitandomi al solo percorso professionale per non dilungarmi troppo, i tre anni di scuola professionale (quella di Iringa per esempio) conducono al livello 3 e l’attestato che viene rilasciato corrisponde alla qualifica di operaio qualificato. E’ in questa fase che, secondo il recente riordino del sistema scolastico Tanzaniano, si inserisce il politecnico che in ulteriori tre anni porta ai livelli: 4 (tecnico di base) 5 (tecnico specializzato) e 6 (diploma ordinario). I livelli 7 (Diploma superiore) ed 8 (Attestato di Laurea) sono di competenza degli Istituti di Scienza e Tecnologia quale quello di Mbeya che pur non godendo del riconoscimento di sede universitaria rilascia un diploma corrispondente ad una laurea che può essere rafforzata presso una facoltà tecnica. Al suo apparire l’Istituto conferma senza ombra di dubbio la sua origine sovietica. I tetri e grigi parallelepipedi si ergono nella piana con l’inconfondibile architettura di quel pragmatismo privo di qualsiasi tentennamento verso il bello evidentemente considerato frivolo ed inutile.

Incontriamo il Direttore dell’Istituto, la direttrice Didattica ed il Direttore del Dipartimento Edilizio e non poca è la nostra sorpresa nel constatare che anche i futuri geometri e ingegneri debbano svolgere i corsi di base di edilizia e di falegnameria dove imparano ad utilizzare attrezzature e macchinari per costruire casserature piuttosto che impastare malta o erigere muri ed armare e gettare cordoli in calcestruzzo. Giancarlo si illumina nel palesare la tentazione di inviare qui, a scopo propedeutico, qualche ingegnere di sua conoscenza di cui però non esplicita i nomi.

I dirigenti accolgono con grande entusiasmo la notizia del costruendo politecnico e molto concretamente si rendono disponibili ad accompagnare sia il percorso d’avviamento con la messa a disposizione di personale docente sia l’iter per il laborioso riconoscimento da parte degli uffici statali. Il successivo confronto con i nostri partner ci vede concordare con una partenza del Politecnico dal livello 3 in modo da formare una base da cui poi sviluppare i gradi superiori.

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La mia vita è positivamente segnata dal dubbio ed ho sempre temuto coloro che impavidi procedono senza tentennamenti tracciando nella vita sorte di fragorose autostrade piuttosto che percorsi sinuosi che se non hanno il dono della velocità riservano perlomeno il vantaggio dell’attenzione a ciò che mi circonda.

Qui in Tanzania continue sono le domande che mi pongo e non sempre le risposte giungono facilmente. Abbiamo lasciato il cantiere a metà gennaio convinti che tutto fosse chiarito in termini di progetto, esecuzione, materiali e tempistica. A maggio ci troviamo a constatare che alcune indicazioni non sono state seguite, non per cattiva volontà ma semplicemente per dimenticanza – disarmante la dichiarazione spontanea di colpevolezza per aver controllato il disegno dopo l’esecuzione e non prima. Nulla di grave ma ovviamente con l’esigenza di adottare correttivi con ulteriori perdite di energie sicuramente meglio impiegabili. Il tempo risulta poi l’altra incognita. Tutti i nostri programmi sono saltati e nel tentare di comprendere la ragione con Giancarlo e le persone locali abbiamo forse focalizzato il problema principale: manca la capacità / cultura del programma e della previsione. Si agisce giorno per giorno, si affronta un problema alla volta e solamente al suo verificarsi. Nonostante la gerarchia ben delineata, non esiste una mente che coordini tutti i processi e ne coordini gli interventi: si costruiscono tutti i muri di tutti gli edifici anziché portarne a compimento uno o due e permettere così l’avvio delle squadre dei carpentieri per le capriate o dei falegnami per le finestre; si aspetta che la sabbia o i mattoni siano terminati prima di procurarne degli altri e se poi inizia la stagione delle piogge, pazienza, prima o poi termina ed i lavori riprenderanno. E’ qui che si insidia il dubbio: quanto è giusto forzare questi processi? Quanto abbiamo diritto di premere affinché questa cultura compia un balzo nella direzione dell’efficienza e dell’efficacia? Del resto neppure noi possiamo essere diversi da ciò che siamo e, pur tenendo conto delle condizioni attuali che vedono ad esempio un camion di mattoni caricato e scaricato a mano, non possiamo dimenticare impegni e scadenze assunte. Così tutto viene ridiscusso e riprogrammato concordando con grande disponibilità dei nostri interlocutori modalità di esecuzione, tecniche costruttive, logistica dei container, interventi di esperti artigiani dall’Italia. In questo clima di sincera accoglienza impossibile e probabilmente inutile alzare i toni o lasciarsi andare alla focosità, con Giancarlo riprendiamo tutto da capo, con calma ma convinti che un altro piccolo passo è stato compiuto. Nel frattempo buone notizie giungono dall’Italia, già il Lions Club di Bassano ha raccolto una buona somma grazie ad un concerto dei Solisti Veneti, le scuole di Bassano hanno partecipato ad un social day raccogliendo fondi anche per la Tanzania, a Marostica si stanno organizzando due concerti in piazza con i Matrix e con i Beggar’s Farm. (www.witmatrix.com) (www.beggarsfarm.net). e la Regione del Veneto sembra in procinto di affiancare il nostro progetto.

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Vi sono amici che riescono a insinuarmi generativi sensi di colpa ed eccomi quindi a riprendere gli appunti tralasciati per l’immersione nella foga del risolvere in fretta e per sempre i problemi che ancora una volta erano ad attenderci con l’ineluttabilità che solo l’Africa può riservare.

Già l’inizio di questo 2009 mi ha visto volare con Isabella, Giancarlo e Martina a Njombe per riprendere le fila di questo progetto ed in quella occasione la mia pigrizia era stata ben sostenuta dall’impossibilità di accedere ad una postazione internet funzionante sia qui che a Dar es Salaam. Sembrava che i numi informatici avessero deciso di prendersi un periodo di ferie post natalizie e che non ne volessero sapere di porre in funzione quella parte della rete che dipana il suo cordame da questa parte dell’emisfero.

Poi è seguito l’allestimento frenetico della mostra con Daniele. L’esposizione ha riservato ad entrambi soddisfazioni inaspettate ed intrecci relazionali imprevedibili, ma soprattutto l’opportunità di avere del tempo da trascorrere tra noi e con persone che hanno saputo accostarsi ai nostri lavori con una percezione emozionante e delicatamente rispettosa da assaporare sulle punta delle dita. Qualcuno ha anche lasciato delle tracce scritte che spero di riuscire a riportare su questo blog al mio rientro.

Ed eccomi a questo viaggio iniziato a metà maggio e che si concluderà ai primi di giugno. Sono in compagnia di Giancarlo e di Mariuccia che pur non conoscendosi direttamente hanno scoperto di avere una ragnatela relazionale assai fitta che comunque a Bassano li ha fatti solamente fugacemente sfiorare mentre questo viaggio africano li ha già posti in sintonia se non altro per coalizzarsi affettuosamente a mie spese. Ora Mariuccia sta annusando l’essere in Africa ponendo a disposizione di Fausta nell’area di Makambako la sua esperienza di crocerossina ed accompagnandola quindi tra dispensari, orfanatrofi e vaccinazioni nei villaggi.

Con Giancarlo abbiamo visitato il sito di costruzione del Politecnico e l’emozione nel veder crescere ciò che era stato solo tracciato sulla carta riserva una sorta di magica meraviglia.

Dei sette edifici previsti la situazione è la seguente: il laboratorio di falegnameria è stato trasformato in magazzino temporaneo per preservare i materiali da costruzione e il bel tetto ventilato ha egregiamente svolto la sua funzione sia di riparo dalle forti temperature che dalle piogge torrenziali appena trascorse;

tutte le fondazioni e le piattaforme sono state terminate per cui 3 edifici vedono già i muri eretti per più di 2 metri mentre per gli altri 3 l’opera di erezione dei muri è appena iniziata.

Quasi due anni or sono, l’amico Daniele Marcon, vedendo delle mie foto al ritorno da un viaggio, ha lanciato l’idea di tentare un percorso che affiancasse il suo modo artistico di cogliere suggestioni ed emozioni fissandole in creazioni basate su materiali poveri  ed il mio sguardo che tenta di cogliere l’attimo attraverso l’obiettivo fotografico.

Venerdì 3 Aprile 2009, alle ore 20:00, inaugureremo a Palazzo Bonauguro di Bassano del Grappa, la mostra Vitacromia di cui allego il volantino.

Saremmo grati se tu potessi partecipare a questo momento introdotto dal Prof. Pierpaolo Faggi Professore di Geografia Umana presso l’Università degli Studi di Padova che ci arricchirà con un’ulteriore “punto di vista” sul mondo.

Se non ti sarà possibile presenziare a questo momento spero di poterti incontrare durante gli altri fine settimana in quanto la mostra rimarrà aperta sino a Domenica 3 Maggio 2009.invitovitacromia-1.jpg

VITACROMIA

Marzo 30th, 2009
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