Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)

Archivio dell'anno 2010


 

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Ore 5:25 Partenza: Vicenza

Ore 7:00 Arrivo: Bassano del Grappa

Percorsi Km 34,75 / Totali Tour Km 680,97

Velocità Media Km/h 22,80 – Velocità Massima Km/h 39,30

Tempo effettivo di percorrenza Ore 1:34

La notte in treno è stata confortevole. A Salzburg un terrificante temporale ha costretto il treno ad una sosta forzata in quanto le raffiche di vento riuscivano a far ondeggiare il convoglio fermo in stazione. Lo scompartimento che occupo da Innsbruck a Vicenza è vuoto per cui riesco a distendermi comodamente e a sonnecchiare. Ciò che mi sorprende è la lunga sosta a Verona Porta Nuova. Qui il treno viene scisso tra le carrozza dirette a Venezia e quelle che proseguono verso Bologna. Si giunge alle ore 2:18 e si riparte alle 4:40. A volte mi è difficile decifrare questo mondo che da una parte investe milionate di Euro per realizzare l’alta velocità e poi lascia sui binari dei passeggeri per lunghe ore incapace di attuare quelle che una volta si chiamavano coincidenze.

Non può comunque essere questo insignificante contrattempo a scalfire la mia gioia profonda ed infatti il viale di tigli di fronte alla stazione di Vicenza mi accogli con il suo dolce ed inebriante effluvio. Attraverso il centro città ancora deserto e come alla partenza uno stormo di piccioni osserva perplesso la mia estranea presenza. I palazzi di Corso Palladio, Santa Corona e Piazza Matteotti sembrano avvolti da una luce pastellata e solamente la voglia di rientrare a casa mi trattiene dal deviare verso l’amata Piazza dei Signori.


 

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Ore 6:10 Partenza: Leoben

Ore 15:00 Arrivo: Vienna

Percorsi Km 174,61 / Totali Tour Km 646,22

Velocità Media Km/h 21,10 – Velocità Massima Km/h 67,80

Tempo effettivo di percorrenza Ore 8:15:54 – Dislivello Giornaliero m. 800 Altitudine massima m.1.023

Grazie al cuoco Emanueleriesco a farmi preparare una frugale colazione già dalla sera e così alle 6:10 del mattino riesco a partire mentre tutta la locanda sta profondamente dormendo.

Il sabato mattina in Austria riveste evidentemente connotati di sacralità in quanto quasi nessuno è per strada ed i camion sono completamente assenti.

A Semmering imbocco un passo che non avevo notato sulla mappa e nonostante i 33° C battenti riesco a superarlo senza troppo patire. Sicuramente più arduo si presenta il medesimo percorso per chi giunge da Vienna. Infatti dopo la fatica posso scendere dai 1.023 m del passo ai 250 m di Vienna. Il primo tratto è un rapido susseguirsi di tornanti per poi trasformarsi in un lieve pendio. Un umile e filiforme capitello in pietra mi ricorda le ancestrali paure ed i conseguenti riti propiziatori comuni a qualsiasi civiltà contadina.  Di ora in ora le temperature salgono sino a sfiorare i 36° C. Sono costretto a frequenti soste per dissetarmi senza indugiare nell’immergermi in una provvida fontana che riesce a concedermi un po’ di sollievo. Ormai la sella ha portato a termine la sua raffinata tortura e non vi è parte che possa su essa poggiare senza provare brucianti dolori. Ma giungo a Vienna e questo mi ripaga di ogni fatica. Quale il senso di tutto questo è difficilmente spiegabile, ma da tempo credo che vi siano azioni che vanno compiute senza dover trovare il senso oltre alla gioia ed al piacere di averle realizzate.

Senza indugio mi dirigo ai Palazzi del Belvedere. Circa 10 anni or sono avevo qui potuto ammirare una splendida mostra su “Klimt e le Donne” e ne ero stato così entusiasta da acquistarne l’accurato catalogo che purtroppo è misteriosamente scomparso dalla mia libreria.  La scorbutica ragazza del bookshop mi assicura che è ormai impossibile reperirlo in quanto da lungo tempo risulta esaurito, per cui ripiego sul nuovo volume di “Gustav Klimt in search of the total art work”.

Tutto ciò a cui aspiravo si è concluso e non ho voglia di trascorrere un giorno da solitario a Vienna. Così prenoto per me e per la fidata bici il primo treno in partenza ed alle 17:20 lasci la capitale diretto prima ad Innsbruck e quindi a Vicenza.

 

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Ore 8:00 Partenza: Klagenfurt

Ore 17:15 Arrivo: Leoben

Percorsi Km 161,95 / Totali Tour Km 471,61

Velocità Media Km/h 20,50 – Velocità Massima Km/h 99,90

Tempo effettivo di percorrenza Ore 7:53:55 – Dislivello Giornaliero m. 1024 Altitudine massima m.1.013

Se ieri sera è stato difficile trovare una pensione libera, ben più arduo è stato abbandonare la città. Ho tentato di presentarmi alla colazione 10 minuti prima delle 7:00 ma un perentorio Nein!!! Ha divelto tutte le mie velleità. La receptionist non è certo un mago in cartografia e dopo avermi sommerso di depliant ed opuscoli risulta chiaro che a malapena riconosce la posizione della pensione. Devo imboccare la pista ciclabile R7 Kultur Radweg, ma neppure chi incontro per strada riesce a decifrare la cartina fornitami dall’Ente per il Turismo Austriaco. Ovviamente nessuno lo ammette e tutti sono prodighi di consigli con l’unico effetto che mi ritrovo a passare per il medesimo incrocio per tre volte.

Affido infine la mia sorte ad un padre che scorazza con una bimaba a bordo di un tandem bidimensionale (adulto alla guida e bimba dietro). L’imbocco della pista ciclabile non riesco a coglierla ma per lo meno mi avvio nella giusta direzione e finalmente esco dall’urbe. Solamente dopo alcuni chilometri percorsi su una strada ad alta percorrenza riesco ad individuare una località riportata sulla mappa e finalmente riesco ad imboccare la mitica R7 che all’inizio si presenta come un rettilineo non asfaltato che costeggia il canale Glan. I paesaggi si susseguono tra prati in fase di sfalcio e vaste distese a cetrioli, mentre spighe di orzo e di grano ondeggiano oziose e flessuose ad ogni alito di vento. Dalle colline prospicienti manieri decadenti o in forma perfetta decantano le antiche glorie di casate di cui non conosco i destini.

Poi è salita e mi sorprendo nel constatare come il mio fisico stia reagendo a questo sopruso (sono partito senza la minima preparazione atletica) ritrovandosi ogni giorno più tonico. Giungo ai 1013 m del minuscolo villaggio di Perchauer Sattel quasi dignitosamente ma senza dubbio la mia miglior performance brilla nella successiva interminabile discesa dove il contachilometri giunge a toccare gli insuperabili 99,90 Km/h.

Al termine della R7 mi attende la R2 che costeggiando il fiume Mur inizia ad orientarmi verso Vienna. Dopo una mattinata piuttosto grigiastra, il pomeriggio si apre ad una limpida soleggiata ed i 33° C. si fanno sentire su questi saliscendi spesso percorsi sulla trafficatissima strada 317. Indimenticabile rimarrà il tragitto tra Judenburg e Knittelfeld dove la pista ciclabile si inoltra silenziosamente nel pieno della foresta.

Nei miei programmi speravo di giungere a Bruck, ma a Leoben mi ritrovo stanco e disidratato e dopo breve ricerca mi rifugio nella salvifica Gasthof zum Greif dove Emanuele, cuoco siciliano, a sera mi prepara un menù vegetariano d’eccezionale bontà.


 

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Ore 7:30 Partenza: Gemona del Friuli

Ore 18:30 Arrivo: Klagenfurt

Percorsi Km 147,21 / Totali Tour Km 309,66

Velocità Media Km/h 19,70 – Velocità Massima Km/h 70,80

Tempo effettivo di percorrenza Ore 7:27:13 – Dislivello Giornaliero m. 750 Altitudine massima m.1.100

Il vento che proviene dalla Carnia accompagna il commiato da Gianni e Barbara. Come da tradizione ciclistica non è un vento a favore e per i primi 15 Km è questo il principale avversario da contrastare. Giungo comunque a Resiutta di buon animo costeggiando i sassosi ed ampi letti del Tagliamento prima e del Fella poi. A Resiutta imbocco la splendida pista ciclabile ricavata dalla vecchia sede ferroviaria e sarà questo il ricorrente tema giornaliero: ritrovare i discontinui tracciati ferroviari trasformati in ciclabili dalla dolce pendenza (per fortuna qui i treni non erano dotati di sistemi a cremagliera). I tratti più affascinanti sono quelli dove è stata preservata l’originale ingegneria ferroviaria di ponti e gallerie.

A Tarvisio si respira già Austria ed il campanile con la guglia a cipollone sancisce definitivamente il passaggio all’architettura asburgica già ben decantata da villaggi in pietra e legno. Il giungere al confine di Coccau mi insinua una sorniona allegria e dopo il consueto acquisto di frutta fresca mi dirigo verso Klagenfurt costeggiando i laghi di Faaker e di Wörther.

Due salti di catena ma soprattutto una foratura diluiscono i miei tempi di percorrenza permettendomi di giungere a Klagenfurt solamente in serata. La ricerca di una pensione richiede quasi due ore e vi è tempo solamente per la cena ed una profonda dormita.

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Ore 5:30 Partenza: Bassano del Grappa

Ore 14:50 Arrivo: Gemona del Friuli

Percorsi Km 162,45

Velocità Media Km/h 22,1 – Velocità Massima Km/h 43,70

Tempo effettivo di percorrenza Ore 7:20:58 – Dislivello Giornaliero mt. 504

Dovevo partire per il Paraguay, ma all’ultimo momento un contrattempo ha impedito l’effettuazione della missione e così mi sono sorpreso all’improvviso con qualche giorno completamente libero da impegni ed ho deciso di inforcare la bicicletta e dirigermi verso nord.

I nuovi percorsi sono affascinanti per le sorprese che riservano, ma le strade conosciute meravigliano ancor di più per il nuovo modo di guardare e per ciò che non si mai riusciti a vedere.

Parto di buonora da Bassano e doveroso è il passaggio rituale sulle due piazze del centro storico dove solamente uno stormo di piccioni può acclamare l’inizio del mio viaggio.

In Viale Venezia un sole a tutto tondo si leva nella rossa perfezione del suo disco ed anche questo mi sembra un segno di buon auspicio. Poi è solamente pedali e sudore e riesco a percorrere le vie di maggior traffico in orari ancora sereni. Passato il Piave al Ponte della Priula, mi avventuro su percorsi immersi nella campagna trevisana tentando di raggiungere Pordenone su vie secondarie, ma un infame cartello mi trae in inganno e mi ritrovo ormai prossimo alla caotica Statale 13 meglio conosciuta come Pontebbana. E’ qui che incontro un cortese ciclista a cui chiedo se esistono vie alternative per giungere a Pordenone. Una volta saputo che la mia méta è comunque Gemona, mi consiglia di imboccare la pedemontana in direzione Aviano e Maniago assicurandomi che il percorso è privo di salite. Da qui la regola, che mi prometto di seguire da ora in poi: mai fidarsi senza prima confrontarsi con una cartina stradale.

Mi ritrovo su salite che non sono certo paragonabili allo Zoncolan ma che mi ero ripromesso si evitare accuratamente in questo primo giorno. Giungo sfinito ad Aviano e qui decido di dirottare verso Spilimbergo e quindi Dignano che ben conosco e che era tra le tappe del mio itinerario. In qualche modo arranco. Mi accolgono le ghiaie dei torrenti Cellina e Meduna ed in prossimità del borgo di Vivaro, dalle lande sassose, spuntano 2 – 4 – 8 carri armati. Lungo la strada, a pochi metri dalle mie ruote, soldati in assetto di guerra strisciano tra le sterpaglie e con le armi automatiche spianate sembrano pronti a sferrare l’attacco. Grido loro che non posso essere io un valido obiettivo e raccomandando loro calma e serenità in pochi attimi mi sottraggo all’imponente esercitazione militare.

L’amico Gianni e la sua famiglia non nascondono il loro stupore nel vedermi apparire, del resto non li ho avvertiti in quanto non sapevo fino a dove sarei giunto oggi e la loro ospitalità è semplicemente deliziosa.

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