Una delle principali preoccupazioni nell’organizzare questa missione riguardava le modalità di comunicazione. Nessuno degli artigiani parla inglese ed anche tra le maestranze locali pochi lo praticano anche ai livelli minimali. Si prospettava quindi l’esigenza di “intermediari” che dall’italiano, sovente veneto, traducessero in inglese, da questo in Swahili e viceversa. Su Njombe si è invece riversato, oltre ai monsoni stagionali, un localizzato uragano umano: poche ore dopo l’arrivo in cantiere con l’indispensabile orientamento iniziale si sono formate tre squadre di idraulici elettricisti e muratori che si sono posti immediatamente al lavoro coinvolgendo i locali in un contagioso entusiasmo operativo. Incredibilmente si è formato un miscuglio di parole, gesti, segnali, telepatia, intuizione capace di superare ogni barriera comunicativa. Magicamente l’artigiano italiano spiega in puro veneto a tanzaniani che rispondono in swahili per eseguire poi alla perfezione ogni operazione. Quadri elettrici e canalette vengono posizionate, tracce e scarichi idraulici fanno corona a turche perfettamente in opera, intonacature e tamponamenti vengono eseguiti con maestria. Un minuto esercito di formiche si è posto all’opera percorso da una sana e coinvolgente frenesia.