Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Da alcuni giorni abbiamo individuato l’Obama Pub sulla via del cantiere ed anche noi ne siamo attratti come questo entusiasta avventore, ma da buoni “wazungo” decidiamo di trascorrere la serata al Kibena Club. E’ questo una sorta di icona colonialista del periodo in cui gli inglesi si erano appropriati di migliaia di ettari titolandoli alla famiglia reale britannica e ponendo a cultura tè e foreste di eucalipto, pino e mimosa nera. Di quest’ultima viene utilizzata la corteccia per l’estrazione del tannino ed il resto della pianta alimenta una centrale termica per la produzione dell’energia elettrica necessaria all’essicazione del tè ed alle altre attività. Nel periodo coloniale gli inglesi avevano edificato un ospedale e graziose villette immerse tra prati ed eucalipti ed il Club era fornito di piscina, campi da tennis, campo da squash, parco per i bimbi, biblioteca, tavoli da ping pong, ma soprattutto di un’ampia sala dove un imponente e maestoso biliardo ancora oggi fa impressionante mostra di sè. Con l’avvenuta liberazione dell’allora Tanganika e con l’avvento del socialismo africano di Julius Nyerere la maggior parte dei coloni se ne era fuggita ed il Club era stato abbandonato. Ora una famiglia locale l’ha riattivato preservandone i cimeli residui anche se la piscina è impraticabile ed i campi da tennis inutilizzabili. Nel frattempo i terreni e le aziende correlate sono stati venduti dagli inglesi ad una società indiana e da questi ora sembra ad una compagnia cinese e su questo si potrebbe avviare una lunga riflessione sul futuro di un’africa globalizzata. Ma è sabato sera ed il Kibena Cub ci attende.

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