
La strada che conduce al Politecnico passa di fronte al carcere di Njombe. Non è raro notare nei campi circostanti uomini in tuta arancione zappare mais o patate controllati da guardie armate. Più volte ci sono state descritte le precarie condizioni di vita dei carcerati ed alcuni di noi avevano accolto privatamente la richiesta di effettuare una donazione per permettere l’acquisto e l’installazione di un televisore anche nel reparto femminile. Lo scorso Ottobre, per la prima volta, Fausta è venuta a visitare il Politecnico e sulla via del ritorno mi esprimeva il dubbio se effettuare o meno una visita alla prigione per la consegna di alcuni indumenti e beni di prima necessità in quanto pochi giorni prima due suoi conoscenti erano stati arrestati per aver decapitato due anziani, probabilmente per svolgere riti di stregoneria e questo le causava una rabbia enorme essendo le vittime povere persone da lei assistite. Alla fine aveva imboccato il viale che conduce al penitenziario ed oltre a constatare con suo enorme stupore che il televisore era stato effettivamente installato nel reparto femminile senza prendere altre vie da lei sospettate, mi ha presentato al comandante carcerario. Questi, oltre a ringraziarci per la donazione ricevuta, ci ha illustrato una necessità ben più drammatica.
Il carcere è costituito da una struttura centrale prevista per ospitare 100 detenuti ma normalmente ne risiedono dai 300 ai 400. Nel reparto femminile si trovano spesso anche numerosi bimbi troppo piccoli per poter essere staccati dalle madri. Intorno alla struttura penitenziaria si è formato un piccolo villaggio formato dalle abitazioni delle guardie che qui risiedono con le loro famiglie. Nel complesso vivono quindi circa 600 persone. Da diversi anni la pompa che alimentava le due cisterne poste a circa dieci metri di altezza si è rotta e da allora quotidianamente un gruppo di detenuti ha l’incombenza di recarsi alla sorgente che si trova a circa 300 metri di distanza e con capienti secchi trasportare acqua per tutti.
Essendo questa una prigione per lo più di detenuti in attesa di giudizio e prevedendo la legge tanzaniana che solamente i detenuti con sentenza definitiva sono autorizzati a svolgere lavori all’esterno del perimetro del carcere, ne consegue che solamente 8 prigionieri siano addetti all’approvvigionamento dell’acqua effettuato con semplici secchi con un lavoro giornaliero di circa 5 / 6 ore e comunque con quantità sempre inferiori alle reali esigenze. Avevo quindi lasciato il comandante promettendo un nostro interessamento alla questione senza ovviamente alcun impegno.