Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Con Adriano ci avviamo in mattinata verso Matembwe dove incontriamo alcuni amici di vecchia data. John Kamonga ha frequentato l’Istituto d’Agricoltura di San Michele all’Adige (TN) e sia che si esprima in swahili, in italiano od in inglese si viene investiti da un flusso di suoni e di gestualità ricco di sfumature. Da lungo tempo è il coordinatore in Tanzania dell’ong Cefa di Bologna e passare alcune ore con lui e con il suo responsabile amministrativo Clemence Malekela è sempre un’esperienza infarcita di aggiornamenti locali e di fragorose risate accompagnate da robuste manate reciproche ogni qualvolta la battuta di uno sovrasta quella dell’altro. Si produce così una specie di allegra tenzone verbale e motoria che sollecita la mente all’attenzione e alla raffinata ironia che non risparmia nessun aspetto né personale né politico per cui non ci si può permettere di abbassare la guardia in nessun istante della conversazione. Ho con me un laptop donato dalla Cooperativa Adelante ad una cooperativa locale di produzione di tè e pertanto mi reco con loro ed il presidente Mhomisoli a visitare sia le coltivazioni che la vecchia industria di Lupembe dalla storia assai particolare. Un inglese aveva qui avviato una vasta coltivazione di tè costruendo un complesso industriale per la selezione e l’essicazione del delicato fogliame. Negli anni ’70 aveva deciso di rientrare in Gran Bretagna e si era quindi rivolto al Presidente Julius Nierere per proporre il passaggio della proprietà allo stato Tanzaniano in cambio della sola copertura dei mutui ancora aperti. Il Presidente aveva allora proposto che non fosse lo stato ad acquisire la proprietà, bensì i 19 villaggi locali. Si erano così formate 9 cooperative raggruppate in un consorzio. Gli abitanti dei villaggi, lavorando per mesi senza percepire alcun compenso erano quindi riusciti a pagare i debiti del precedente proprietario e sia i terreni che l’industria erano stati ufficialmente registrati a nome del consorzio. Erano poi seguiti gli anni della riforma agraria e comunitaria (Ujamaa) lanciata da Nierere e la collettivizzazione nazionale aveva trasferito la gestione allo stato costituendo anche qui uno dei numerosi fallimenti economici. Negli anni del ritorno al libero mercato, le proprietà erano tornate ai precedenti proprietari ma qui un corrotto ministro aveva colto l’occasione per vendere per pochi spiccioli terreni ed industria ad un facoltoso arabo. E’ a questo punto che i villaggi si sono ribellati ed hanno occupato gli stabili cacciando i dipendenti del saudita. Attualmente è in corso un processo che è seguito con attenzione da stampa, opinione pubblica e politici ma i cui tempi sono imprevedibili. Nel frattempo il consorzio organizza una sorveglianza continua degli impianti che possono essere utilizzati solamente come luogo di raccolta del tè prima del trasferimento alla Kibena Ltd Company di Njombe. E’ la prima volta che visito un impianto per la trasformazione del tè e se da una parte trovo affascinante conoscere le varie fasi di raccolta (rigorosamente il solo apice composto da due foglie e mezza), deumidificazione, triturazione, fermentazione ed essicazione, dall’altra mi sembra quasi surreale questo aggirarmi in un rugginoso ed obsoleto ammasso di lamiere e ferraglie che sovrastano dalla collina uno sgargiante ed ondulato tappeto di foglie capaci di luccicare in infinite gradazioni di verde.

2 Commenti a “Lupembe, 17 Gennaio 2010”

  1. Chiara & Sergio scrive:

    Buongiorno,
    non so se è possibile, ma vorremmo mandare un messaggio ad Adriano…
    Grazie

    “Ciao Zio,
    sei tra le persone più speciali che conosciamo, anche ieri sera abbiamo parlato di te, pensi sempre ai più bisognosi, e non solo in Africa, basta pensare a tutto quello che tu e la zia state facendo per Abram.
    ti vogliamo un mondo di bene, stai attendo e speriamo di vederti presto.
    Sei sempre nel nostro cuore.
    Un bacio grande.
    Chiara & Sergio”

  2. arial scrive:

    Dopo lunghissimo tempo riprendo contatti con i suoi scritti. E le sue parole sanno rappresentare oltre la foto . La foto a volto diventa solo la cornice e non il centro….Ho visto che ha effettuate delle mostre e la sua attività sociale internazionale continua a darci emozioni. Buon lavoro.
    Ariel

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