Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)
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Finalmente riesco ad incontrarmi con Fausta che giunge da Ilembula. E’ stata lei a creare l’opportunità per il nostro intervento a favore della prigionee di Njombe per cui entrambi concordiamo per una visita alla struttura. Qui lei è di casa in quanto spesso viene a donare viveri ed indumenti in particolare in favore delle donne carcerate. Anche in questa opportunità non manca di consegnare alcuni sacchi presumo di farina, indumenti e sapone. Il comandante le concede poi di donare direttamente alcuni sacchetti di pane direttamente alle carcerate. Davanti a lei ogni porta si apre ed è così che in questo frangente mi è concesso di entrare all’interno dell’edificio detentivo. Una specie di girone infernale si spalanca ai miei occhi. L’edificio è costituito da celle poste lungo un corridoio sbarrato che si affaccia su un cortile interno formando un quadrilatero. Nel cortile sono ammassati centinaia di cenciosi uomini semplicemente accovacciati gli uni agli altri formando un ammasso grigio nerastro vociante ma praticamente immobile. Poche le “macchie” arancioni che si stagliano dalla monocromia di fondo. Solamente chi ha ottenuto la condanna definitiva veste la sgargiante divisa carceraria e per lo più non sta all’interno del cortile ma è occupato in varie attività quali il taglio dell’erba, lo scarico e il carico delle merci in entrata ed in uscita, la coltivazione dei terreni posti a mais e patate,ecc. Chi è in attesa di giudizio, ed in questo carcere distrettuale costituisce l’ampia maggioranza, non è autorizzato ad alcuna attività specialmente all’esterno di queste mura e pertanto non deve far altro che vegetare in attesa di un processo di cui nessuno può prevedere il tempo di svolgimento. Da ampie parti si sta premendo per un’accelerazione dei giudizi e soprattutto che chi è sospettato o reo di reati secondari sia indirizzato a soluzioni alternative quali lavori socialmente utili e che soprattutto ai minori siano dedicate strutture specifiche. Qui infatti vecchi, giovani e minori sono accomunati in un unico destino che pone il ladro di polli a fianco dell’assassino o di chi ha partecipato ad una rissa tra ubriachi accomunando tutti indistintamente in un groviglio di umanità disperata.

Un cortile più piccolo costituisce il reparto femminile che ci accoglie con un canto di ringraziamento. Qui il numero delle detenute è decisamente inferiore (forse una quarantina). Nel cortile assolutamente privo di qualsiasi infrastruttura, le donne siedono sul cemento ed una specie di colombaia di legno accoglie la fragorosa televisione da noi donata. Intuisco che un basso muretto costituisce la zona delle toilette ed è da qui che vedo sbucare tre o quattro bambini di forse uno o due anni. Altri più piccoli sono avvolti in coperte accostati alle loro madri di cui condivideranno la sorte.

Il comandante ci assicura che la nostra pompa funziona alla meraviglia, entra in funzione solamente quando nella vasca di raccolta vi è sufficiente acqua e si ferma automaticamente al riempimento delle cisterne d’arrivo. Quando abbiamo installato l’impianto non avevamo infatti potuto testare questi automatismi in quanto alcuni cavi dovevano ancora essere posati e qualche timore che qualcosa potesse non funzionare a puntino era in me persistito . Evidentemente le istruzioni impartite da Cristiano e Mauro sono state eseguite scrupolosamente. Nel corso della visita all’impianto, svolto in onore di Fausta, posso constatare che la vasca di pescaggio è stata già coperta da grosse tavole di legno per proteggerla dalla caduta delle foglie; il piccolo pannello elettrico di controllo è ora ospitato e protetto da una baracca in legno capace di ospitare le guardie addette al controllo dell’impianto (anche in Tanzania non tutti i ladri sono dentro al carcere) ed infine una nuova vasca è già in corso di costruzione come da noi suggerito sia per meglio decantare l’acqua prima del passaggio nella pompa sia per aumentare la quantità aspirabile e non costringere l’apparecchiatura a continui stacchi.

Il comandante non finisce di ringraziarci ed addirittura ipotizza un’ufficializzazione da parte del direttore generale del sistema carcerario della Regione di Iringa che è a conoscenza di quanto questo impianto ha mutato le condizioni di vita sia dei carcerati che del personale di sorveglianza e delle loro famiglie che vivono nelle adiacenti abitazioni. Alcuni cesti finemente intrecciati con sottili stringhe di legno mi vengono donati in segno di gratitudine. Sono il frutto dell’artigianato delle carcerate e la simbologia racchiusa in questi semplici oggetti supera per me qualsiasi altra manifestazione.

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