Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore.
Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere
(O. Khayyam)

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Ore 7:30 Partenza: Gemona del Friuli

Ore 18:30 Arrivo: Klagenfurt

Percorsi Km 147,21 / Totali Tour Km 309,66

Velocità Media Km/h 19,70 – Velocità Massima Km/h 70,80

Tempo effettivo di percorrenza Ore 7:27:13 – Dislivello Giornaliero m. 750 Altitudine massima m.1.100

Il vento che proviene dalla Carnia accompagna il commiato da Gianni e Barbara. Come da tradizione ciclistica non è un vento a favore e per i primi 15 Km è questo il principale avversario da contrastare. Giungo comunque a Resiutta di buon animo costeggiando i sassosi ed ampi letti del Tagliamento prima e del Fella poi. A Resiutta imbocco la splendida pista ciclabile ricavata dalla vecchia sede ferroviaria e sarà questo il ricorrente tema giornaliero: ritrovare i discontinui tracciati ferroviari trasformati in ciclabili dalla dolce pendenza (per fortuna qui i treni non erano dotati di sistemi a cremagliera). I tratti più affascinanti sono quelli dove è stata preservata l’originale ingegneria ferroviaria di ponti e gallerie.

A Tarvisio si respira già Austria ed il campanile con la guglia a cipollone sancisce definitivamente il passaggio all’architettura asburgica già ben decantata da villaggi in pietra e legno. Il giungere al confine di Coccau mi insinua una sorniona allegria e dopo il consueto acquisto di frutta fresca mi dirigo verso Klagenfurt costeggiando i laghi di Faaker e di Wörther.

Due salti di catena ma soprattutto una foratura diluiscono i miei tempi di percorrenza permettendomi di giungere a Klagenfurt solamente in serata. La ricerca di una pensione richiede quasi due ore e vi è tempo solamente per la cena ed una profonda dormita.

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Ore 5:30 Partenza: Bassano del Grappa

Ore 14:50 Arrivo: Gemona del Friuli

Percorsi Km 162,45

Velocità Media Km/h 22,1 – Velocità Massima Km/h 43,70

Tempo effettivo di percorrenza Ore 7:20:58 – Dislivello Giornaliero mt. 504

Dovevo partire per il Paraguay, ma all’ultimo momento un contrattempo ha impedito l’effettuazione della missione e così mi sono sorpreso all’improvviso con qualche giorno completamente libero da impegni ed ho deciso di inforcare la bicicletta e dirigermi verso nord.

I nuovi percorsi sono affascinanti per le sorprese che riservano, ma le strade conosciute meravigliano ancor di più per il nuovo modo di guardare e per ciò che non si mai riusciti a vedere.

Parto di buonora da Bassano e doveroso è il passaggio rituale sulle due piazze del centro storico dove solamente uno stormo di piccioni può acclamare l’inizio del mio viaggio.

In Viale Venezia un sole a tutto tondo si leva nella rossa perfezione del suo disco ed anche questo mi sembra un segno di buon auspicio. Poi è solamente pedali e sudore e riesco a percorrere le vie di maggior traffico in orari ancora sereni. Passato il Piave al Ponte della Priula, mi avventuro su percorsi immersi nella campagna trevisana tentando di raggiungere Pordenone su vie secondarie, ma un infame cartello mi trae in inganno e mi ritrovo ormai prossimo alla caotica Statale 13 meglio conosciuta come Pontebbana. E’ qui che incontro un cortese ciclista a cui chiedo se esistono vie alternative per giungere a Pordenone. Una volta saputo che la mia méta è comunque Gemona, mi consiglia di imboccare la pedemontana in direzione Aviano e Maniago assicurandomi che il percorso è privo di salite. Da qui la regola, che mi prometto di seguire da ora in poi: mai fidarsi senza prima confrontarsi con una cartina stradale.

Mi ritrovo su salite che non sono certo paragonabili allo Zoncolan ma che mi ero ripromesso si evitare accuratamente in questo primo giorno. Giungo sfinito ad Aviano e qui decido di dirottare verso Spilimbergo e quindi Dignano che ben conosco e che era tra le tappe del mio itinerario. In qualche modo arranco. Mi accolgono le ghiaie dei torrenti Cellina e Meduna ed in prossimità del borgo di Vivaro, dalle lande sassose, spuntano 2 – 4 – 8 carri armati. Lungo la strada, a pochi metri dalle mie ruote, soldati in assetto di guerra strisciano tra le sterpaglie e con le armi automatiche spianate sembrano pronti a sferrare l’attacco. Grido loro che non posso essere io un valido obiettivo e raccomandando loro calma e serenità in pochi attimi mi sottraggo all’imponente esercitazione militare.

L’amico Gianni e la sua famiglia non nascondono il loro stupore nel vedermi apparire, del resto non li ho avvertiti in quanto non sapevo fino a dove sarei giunto oggi e la loro ospitalità è semplicemente deliziosa.


 

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 La missione in Tanzania si è conclusa ormai da tempo con un bilancio assai più positivo del previsto. Tutti i sistemi idraulici, fognari ed elettrici sono stati completati ed ora spetta ai nostri partner portare a compimento le opere a partire dalle pavimentazioni per proseguire poi con i serramenti e le varie finiture. Noi torneremo forse ad Ottobre per installare i macchinari nel laboratorio di falegnameria ed eseguire le ultime finiture.

Durante il ritorno abbiamo anche avuto modo di sostare per una notte nel parco di Mikumi ed il giorno dopo ci è stata regalata una splendida giornata di sole per poter scorazzare tra giraffe, elefanti ed antilopi.

Al rientro in Italia ancora il sole che quasi grida tra il rosso dei papaveri per poi farsi delicato nello sfiorare la peluria dei boccioli.

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La situazione meteorologica non si può dire ci sia stata avversa. Quasi ogni mattina un cielo plumbeo e spesso piovigginoso ci accoglie al risveglio, ma i pochi chilometri che  ci separano dal cantiere sono sufficienti a farci valicare una piccola cresta che evidentemente funziona da spartiacque tra la città annacquata e la nostra periferia asciutta. Oggi però neppure il rilievo montuoso ha saputo preservarci e una pioggia sottile e fastidiosa ha perseverato per tutta la mattinata ostacolando ed appesantendo quanti si trovavano impegnati nei lavori esterni.

Poi il cielo si è improvvisamente animato ed il plumbeo grigiore si è trasformato in rapide e basse nuvole filtrate da un sole che ha finalmente saputo prevalere sui frenetici nembi che sembrano sfiorare le nostre teste in un turbinio di forme.

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La settimana ha trottato veloce ed il cantiere ci ha pienamente assorbito senza tregua. Il vescovo partirà domani alla volta dell’Europa per cui abbiamo dovuto stringere i tempi per poterci confrontare con lui sulla conclusione dei lavori ma soprattutto sulle prospettive che stiamo elaborando per il futuro. Anche questa mattina domenicale ha visto i nostri artigiani all’opera ed una visita a Kipengere per incontrare Baba Camillo diviene così un momento di profonda riflessione e di arricchimento inappagabile. Nei suoi gesti semplici che variano dalla montanara durezza alla profonda dolcezza risiede la conferma che i moti profondi non hanno bisogno né di esibizione né di sofisticazione. Le sue attività produttive, ideate e realizzate con cura e sapienza, sembrano provenire da un altro pianeta e la passeggiata tra eucalipti e cipressi si conclude nell’amena valletta delle calle che con raffinatezza ci offrono il loro disarmante candore nella purezza di linee eteree.

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