Non aver timor d'eventi, del Tempo che rapido urge, di quel che accade (che a lungo non dura) non aver timore. Non pensare a quel ch'è passato, di quel che verrà non temere (O. Khayyam)
La missione in Tanzania si è conclusa ormai da tempo con un bilancio assai più positivo del previsto. Tutti i sistemi idraulici, fognari ed elettrici sono stati completati ed ora spetta ai nostri partner portare a compimento le opere a partire dalle pavimentazioni per proseguire poi con i serramenti e le varie finiture. Noi torneremo forse ad Ottobre per installare i macchinari nel laboratorio di falegnameria ed eseguire le ultime finiture.
Durante il ritorno abbiamo anche avuto modo di sostare per una notte nel parco di Mikumi ed il giorno dopo ci è stata regalata una splendida giornata di sole per poter scorazzare tra giraffe, elefanti ed antilopi.
Al rientro in Italia ancora il sole che quasi grida tra il rosso dei papaveri per poi farsi delicato nello sfiorare la peluria dei boccioli.
La situazione meteorologica non si può dire ci sia stata avversa. Quasi ogni mattina un cielo plumbeo e spesso piovigginoso ci accoglie al risveglio, ma i pochi chilometri checi separano dal cantiere sono sufficienti a farci valicare una piccola cresta che evidentemente funziona da spartiacque tra la città annacquata e la nostra periferia asciutta. Oggi però neppure il rilievo montuoso ha saputo preservarci e una pioggia sottile e fastidiosa ha perseverato per tutta la mattinata ostacolando ed appesantendo quanti si trovavano impegnati nei lavori esterni.
Poi il cielo si è improvvisamente animato ed il plumbeo grigiore si è trasformato in rapide e basse nuvole filtrate da un sole che ha finalmente saputo prevalere sui frenetici nembi che sembrano sfiorare le nostre teste in un turbinio di forme.
La settimana ha trottato veloce ed il cantiere ci ha pienamente assorbito senza tregua. Il vescovo partirà domani alla volta dell’Europa per cui abbiamo dovuto stringere i tempi per poterci confrontare con lui sulla conclusione dei lavori ma soprattutto sulle prospettive che stiamo elaborando per il futuro. Anche questa mattina domenicale ha visto i nostri artigiani all’opera ed una visita a Kipengere per incontrare Baba Camillo diviene così un momento di profonda riflessione e di arricchimento inappagabile. Nei suoi gesti semplici che variano dalla montanara durezza alla profonda dolcezza risiede la conferma che i moti profondi non hanno bisogno né di esibizione né di sofisticazione. Le sue attività produttive, ideate e realizzate con cura e sapienza, sembrano provenire da un altro pianeta e la passeggiata tra eucalipti e cipressi si conclude nell’amena valletta delle calle che con raffinatezza ci offrono il loro disarmante candore nella purezza di linee eteree.
Ancora una volta le nostre aspettative si scontrano con una realtà ben diversa. I lavori non sono stati eseguiti conformemente alle puntigliose istruzioni impartite da Giancarlo lo scorso gennaio e neppure la costante presenza dell’austriaca Susanne ha saputo evitare errori che ci costringono a dedicare i primi giorni di lavoro al rifacimento di alcune opere. Un marcato sconforto ci coglie nel constatare come le pur notevoli opere eseguite durante la nostra assenza siano completamente prive di quella precisione che per i nostri artigiani è connaturata nel quotidiano agire. Un perenne caos regna nel cantiere e nuovamente si devono riordinare le squadre di lavoro dando una logica ed una sequenzialità alla loro azione. Uno dei principali problemi che si evidenzia è il grande turn over degli operai. Quasi tutta la maestranza presente a gennaio ed alla quale era stata dedicata una decisa formazione, è stata sostituita e certamente senza alcun miglioramento qualitativo. Non riusciamo a comprendere i motivi di questi repentini mutamenti di personale che hanno caratterizzato il cantiere sin dalla sua partenza. Mentalmente ipotizziamo che più di 300 persone hanno ruotato nel cantiere senza mai riuscire a creare un team di riferimento. Ma il tempo a nostra disposizione è estremamente limitato e pertanto non ci rimane che affidarci alla tenace esperienza di Giancarlo ed alle abilità dei nostri artigiani per dare nuovo impulso a questa opera che ormai si sta completando. Verso sera una ridente luna si staglia al di sopra degli eucalipti e nulla ci vieta di interpretarla come un segno di buon auspicio.
Il viaggio di trasferimento da Dar a Njombe si è svolto senza particolari problemi. Solamente il traffico si è rivelato più intenso del previsto. L’uscita dalla città si dimostra agevole probabilmente per la saggia scelta di partire alle sei del mattino. Nonostante la giornata festiva una interminabile colonna di bus e camion impedisce poi di superare i settanta km orari con frequenti rallentamenti a volte snervanti. Al bivio di Chalinze, mentre noi indugiamo nell’acquisto di una corposa scorta di ananas, una buona parte del traffico si dirige per nostra fortuna verso nord alla volta di Dodoma piuttosto che dell’area del Kilimangiaro. Non abbiamo comunque fretta e ci concediamo una sostanziosa colazione a Morogoro dove il nostro approvvigionamento prevede l’acquisto di ottime banane. Il buon Fr. Innocent è rimasto a Dar in quanto il giorno precedente non siamo riusciti a completare l’acquisto di tutto il materiale necessario al cantiere, così tocca a me guidare una delle auto per i 750 km del percorso. Il passaggio attraverso il parco di Mikumi non è ricchissimo d’incontri, ma comunque alla fine riusciamo ad avvistare: giraffe, zebre, gnu, bufali, gazzelle, elefanti e facoceri con piena soddisfazione di chi è in Africa per la prima volta. Nel tratto che precede l’arrivo ad Iringa buona parte della strada è stata ampliata ed asfaltata da una ong Danese, ma per lunghi tratti si procede a senso alternato in quanto i lavori sono ancora in corso. E’ ormai buio quando giungiamo a Makambako dove ci siamo dati appuntamento con Fausta per affidarle Mariuccia e Federica che sosteranno da lei per qualche giorno. Ed infine ecco Njombe dove come di consueto il vescovo ci attende per darci il suo “Karibu sana” e condividere la cena prima di crollare definitivamente a letto.
Al mattino del lunedì eccoci pronti ad affrontare le sorprese che ci riserva il cantiere.